FRATELLI IN ARMI (di Carlo Sironi)

CAV. CARLO SIRONI - 3° SAVOIA CAVALLERIA

CAP. MAGG. ALFONSO SIRONI - 5° GENIO MINATORI

   Il Cavaliere Carlo Sironi del 3° "Savoia Cavalleria"

La Grande Guerra, com’era già accaduto per tante famiglie italiane, non risparmiò a Silvestro Sironi e Regina Fumagalli la partenza per il fronte dei propri figli Carlo e Alfonso, che lasciarono in tempi diversi la casa di Arosio (CO) per andare incontro al loro destino. Il primo ad essere chiamato alle armi fu Carlo, classe 1893, incorporato nel 3° Reggimento Savoia Cavalleria. Era un giovane tessitore, piuttosto robusto e alto di statura, dal volto pallido con i capelli castani e gli occhi grigi, chiamato alle armi con la mobilitazione del 1 gennaio 1916. Viene inizialmente destinato ad un deposito del Reggimento "Savoia Cavalleria" a Cecina (Grosseto) dove i cavalli vengono addestrati per le esigenze belliche (Grosseto era allora dopo Sassari la cittadina con il maggior numero di quadrupedi nel Regno d’Italia). Qui alla fine del 1917 - con grande coraggio - formula per iscritto la propria richiesta di essere assegnato a un reparto mobilitato e così raggiungerà con il 2° Squadrone la zona dichiarata in stato di guerra agli inizi di dicembre.

Erano passate solo poche settimane dalla tragedia di Caporetto ma la Cavalleria, dopo essersi distinta durante la tragica ritirata in diversi eroici episodi di strenua resistenza, passerà l'anno seguente i fiumi Piave, Livenza e Tagliamento, aprendo con i suoi soldati la strada per la vittoria finale liberando Udine e arrivando il 4 novembre 1918 proprio a Caporetto.

                      La disperata carica della Cavalleria italiana a Pozzuolo del Friuli, il 29 e 30 ottobre 1917

Per questo anche a Carlo Sironi sarà riconosciuta tra le decorazioni la partecipazione alle campagne della Grande Guerra del 1917 e del 1918. Si congederà a Milano dopo essere stato trasferito alla fine delle ostilità al 25° Lancieri di Mantova il 5 settembre del 1919. Durante quei lunghissimi mesi lontano dalla famiglia Carlo farà l’impossibile per raggiungerla durante alcune brevissime licenze, tanto da finire col presentarsi il ritardo ad alcuni appelli come viene annotato sul suo foglio matricolare. E quella che probabilmente era divenuta una passione per i cavalli gli giocherà un brutto scherzo nel settembre del 1918 quando, mentre guidava un carro a Milano, rimarrà schiacciato contro un portone procurandosi gravi ferite per le quali verrà ricoverato in prognosi riservata all’ospedale militare. Ma purtroppo per la famiglia Sironi, quando la guerra pareva ormai finita al solo costo di quell’incidente, il tributo alla Patria non tarderà ad esigere il prezzo più alto. Il fratello di Carlo infatti, di nome Alfonso, ventisettenne, del quale ignoravo l’esistenza, era a sua volta stato arruolato durante il conflitto nel 16° Fanteria in qualità di zappatore per poi essere assegnato al 218° Reggimento della Brigata “Volturno” come Caporale (reparto che sarà in quel periodo schierato prima in alta Val d’Astico e poi nella parte sud dell’Altopiano di Asiago per poi raggiungere il Piave nella primavera del 1918) e infine al 5° Minatori quale Caporale Maggiore. Nel suo stato di servizio risulta evidenziato anche il suo buon comportamento come portaferiti. Alfonso fece tutta la Grande Guerra, dal 1915 al 1918, tanto che su quel giovane le privazioni e le durissime condizioni del servizio, così faticoso ed estenuante, non tarderanno a produrre i loro effetti devastanti, compromettendone infine irrimediabilmente la salute sino alla morte.

     1918: soldati del Genio aprono la strada oltre il Monticano alla Cavalleria lanciata all'inseguimento del nemico

Per causa di servizio infatti, come un soldato da ritenersi Caduto a tutti gli effetti in guerra, Alfonso morirà nell’ospedale di Giussano (MB) per le conseguenze di una diffusa tubercolosi pochi mesi dopo la fine del conflitto, il 13 marzo 1919; il suo nome, per un errore, sarà associato ad una diversa paternità (Carlo, appunto), confondendo il padre con il fratello.

         L'Albo d'Oro dei Caduti della Grande Guerra ricorda il Cap. Magg. Alfonso Sironi del 5° Reggimento Genio

Pur non essendo a conoscenza di queste vicende, fin da piccolo sono sempre stato attirato da una grande e bella fotografia di mio nonno Carlo in posa con divisa da militare che ha fatto germogliare in me il seme per la passione delle vicende della Grande Guerra tanto che ora, a 59 anni e pensionato, frequento corsi sul '900 e di storia militare. Ho conosciuto mio nonno Carlo, del quale porto orgogliosamente il nome, fino all'età di sette anni e ricordo che non ha mai parlato delle sue esperienze sotto le armi; mio padre però ricordava bene il racconto di quando colpì con una sciabolata alla testa un soldato austriaco che aveva tentato di disarcionarlo infilando una botte sotto la pancia del cavallo. Quell’episodio lo aveva sconvolto al punto che a guerra finita mio nonno dovette nascondere la sua sciabola tenuta per ricordo perchè durante la notte, mentre dormiva, brandiva ancora l’arma sognando di combattere i nemici di allora (Carlo Sironi).

L'Archivio Storico Dal Molin ringrazia la famiglia Sironi per questo ricordo dei due coraggiosi fratelli che combatterono durante la Grande Guerra con una fotografia che ritrae insieme Soldati del Genio che aprono il guado ai Cavalieri lanciati all'inseguimento del nemico, durante il passaggio del Monticano nel 1918.