LIBRI

Oltre alla recente attività intrapresa nel settore della "narrativa storica", forniamo da anni, oltre ad una particolare consulenza, anche l’impianto fotografico di moltissimi libri di successo sulla Grande Guerra, pubblicati dalle principali case editrici specializzate nel settore. Questi testi, in diversi casi andati esauriti e senz’altro sempre più ricercati dai lettori e dai collezionisti, raccolgono insieme ad immagini fotografiche inedite anche diari, documenti e analisi su fatti e personaggi emblematici della Grande Guerra. Di seguito troverete i riferimenti delle principali pubblicazioni oltre agli abstract dei libri di maggior successo.

Tra i principali ricordiamo:

"DALL'ISONZO AL GRAPPA: I Caduti Bresciani nella Brigata Emilia - 119° e 120° Reggimento Fanteria" con Stefano Aluisini e Ezio Avaldi

"GUIDA AI CAMPI DI BATTAGLIA DELL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI - VOL. III - Monte Chiesa e Monte forno" con Stefano Aluisini e Mario Busana

"GUIDA AI CAMPI DI BATTAGLIA DELL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI - VOL. IV -Monte Zebio" con Stefano Aluisini e Mario Busana

"MOLTI NON TORNARONO" con Stefano Aluisini

"LA CROCE IN TRINCEA" con Stefano Aluisini e Marco Cristini

"IN GUERRA CON IL 6° REGGIMENTO ALPINI" con Giacomo Bollini

"INEDITO DALL'ORTIGARA" con Paolo Pozzato

"SUL GRAPPA NON SI VINCE" con Paolo Pozzato

"1918 - I GIORNI PERDUTI" con P. Pozzato e M. Rech

"ARDITI SUL GRAPPA" memoriale di E.A. Rosa

"LA BATTAGLIA PER IL PASUBIO" con P. Pozzato e P. Volpato

"NEMICI SULL'ORTIGARA" con P. Pozzato e P. Volpato

"GALLIO IERI E OGGI" con M. Busana

"GUIDA AI CAMPI DI BATTAGLIA DELL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI" vol. 1 e 2 con M. Busana e P. Pozzato

"MONTE ORTIGARA" con M. Busana e P. Pozzato

"E BASSANO ANDO' ALLA GUERRA" con P. Pozzato

"LA CHIAVE DELL'ALTOPIANO" con P. Pozzato

"MELETTE" con M. Busana e P. Pozzato

"L'ALTOPIANO RITROVATO" con P. Pozzato e V. Corà

"DALL'INTERROTTO ALL'ORTIGARA" con P. Pozzato


Dall Isonzo al Grappa Brigata Emilia.jpg

Durante la Grande Guerra migliaia di soldati italiani combatterono indossando una divisa con le mostrine di Brigate che portavano quasi sempre il nome di una città o di una regione distante dalla loro, nella quale probabilmente non erano mai stati, passando di fatto dall’esercito di un paese di campanili a quello di una nazione in senso compiuto. Seguendo a distanza di un secolo il medesimo spirito, l’idea di questa pubblicazione è nata con la presentazione a Brescia del diario di guerra del Sottotenente Arnaldo Calori, ufficiale emiliano del 74° Reggimento della Brigata “Lombardia”, raccolto nel libro “L’ora K” curato da Giacomo Bollini. Sull’esempio di quel giovane bolognese che combatté tra le fila della Brigata “Lombardia” abbiamo voluto ripercorrere la storia dei soldati bresciani caduti con la Brigata “Emilia” (119° e 120° Reggimento Fanteria), il cui monumento abbandonato nell’ex cimitero militare di Kamno sarà restaurato da mani e cuori generosi proprio tramite la pubblicazione delle memorie del Calori. Così a distanza di un secolo, il 25 marzo 2017, grazie alla Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana e in collaborazione con la Sezione di Brescia dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, al Comitato Memorie di Pietra della Grande Guerra e all’Associazione Emilia Romagna al Fronte, con il Patrocinio della Provincia e del Comune di Brescia, si è tenuta la presentazione del volume“L’ora K” illustrata da Giacomo Bollini, introdotto da Stefano Aluisini che ha anticipato parte di questa ricerca sui Caduti bresciani nella Brigata Emilia. Mantenendo quindi fede all’impegno preso in quella occasione, e ripercorrendo come in un drammatico riassunto alcuni dei principali episodi della Grande Guerra, si è così recuperato il ricordo di quelle giovani vite perdute, dalle aspre montagne isontine ritratte all’inizio di questo volume alle alture attorno a Gorizia, alle trincee che la Brigata “Emilia” aveva dovuto abbandonare dopo la disfatta di Caporetto. Al termine di una tragica ritirata i sopravvissuti saliranno infine verso il Grappa, là dove saranno protagonisti di un’eroica resistenza.

ricordo del Generale Franchi ai soldati.jpg

Verso quali orizzonti avranno allora indugiato vanamente gli sguardi dei nostri soldati pensando ai propri cari? Su quali cime si saranno aggrappati disperatamente alla vita, stretti l’uno all’altro nel fondo delle trincee? Come furono celebrate le loro gesta, dai Comandi Supremi sino alle lontanissime aule del Parlamento? E cosa scrissero alle famiglie lontane nei rari momenti di serenità, una bugia per tranquillizzare la famiglia o involontariamente il rigo premonitore di un'imminente e tragica fine? Quanti soldati bresciani della Brigata “Emilia” avranno esultato il 4 maggio 1918 durante la festa del reparto, inviato temporaneamente a riposo dai combattimenti, al passaggio a bassa quota dei nostri aerei da caccia ritratti in una memorabile fotografia? Nessuno potrà mai dare conto di tutto ciò; gli scritti dei protagonisti sono giunti a noi solo in pochissimi casi. Per questo abbiamo cercato di ricostruire quanto accadde da un punto di vista storico, successivamente integrandolo con le testimonianze di chi era insieme ai soldati bresciani dei 119° e 120° Reggimento di Fanteria della Brigata “Emilia” e infine anche da un punto di vista fotografico. Il libro ci ricorda come un secolo fa, ingoiati senza pietà dalla terribile fornace della Grande Guerra, essi riuscirono comunque a scrivere le prime pagine della storia di un’Italia finalmente unita che in quattro anni passò dagli immani sacrifici delle undici battaglie dell’Isonzo alla cocente sconfitta di Caporetto, dalle fucilazioni sommarie nel momento più buio della disfatta alla strenua resistenza sul Grappa e sul Piave, sino alla travolgente rincorsa verso Vittorio Veneto. Così come le stesse immagini che si trovano in questo volume descrivono tanto momenti di fulgido eroismo quanto il vero e unico volto sempre rivelato dalla guerra, cioè quello della morte.

CARTA TEDESCA - 2 - Copia - Copia - Copia.jpg

Oggi il ricordo di quei giovani Fanti bresciani della Brigata “Emilia” è lasciato agli imponenti Sacrari dove riposano, sepolti in pace al fianco degli eroici avversari di un tempo; allora lungo l’Isonzo, nel cimitero perduto di Kamno dove oggi rimane solo un bellissimo bassorilievo, all’inizio della Grande Guerra alcuni di quei soldati trovarono sepoltura con altri fratelli d’ogni parte d’Italia. E qui è stato giusto tornare, proprio dove tutto iniziò grazie a Giacomo Bollini: un filo della memoria mai spezzatosi che oggi brilla ancora una volta, alla luce di quel sole tramontato così presto per tanti di loro, poiché “A egregie cose il forte animo accendono l'urne de’ forti... E bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta” (U. Foscolo).

Gli autori: S. Aluisini, R. Dal Molin e E. Avaldi

Gli autori: S. Aluisini, R. Dal Molin e E. Avaldi

QUESTO VOLUME NON SARA' DISTRIBUITO IN LIBRERIA MA INIZIALMENTE PRESENTATO SOLO PER FINALITA' BENEFICHE, PRIMA FRA TUTTE QUELLA PER I RESTAURI DEL MONUMENTO ALL'EX CIMITERO MILITARE DI KAMNO (SLOVENIA) E, SUCCESSIVAMENTE, A SOSTEGNO DI ALTRI PROGETTI SEMPRE IN MEMORIA DEI SOLDATI CADUTI DURANTE LA GRANDE GUERRA


Tra le recenti pubblicazioni anche due nuove guide escursionistiche per i più noti campi di battaglia dell’Altopiano di Asiago, curate per l’Editore Gaspari di Udine e stampate nel giugno 2017. Si tratta di due volumi indispensabili per chi vuole percorrere i sentieri della Grande Guerra con un notevole apparato fotografico predisposto spesso in modalità "ieri / oggi".


Quella del Cappellano militare fu senz’altro una figura fondamentale nel corso della Grande Guerra. La sua funzione infatti, durante i lunghi periodi passati al fronte, andò ben oltre quella liturgica divenendo per i soldati, a seconda dei casi, padre, medico, commilitone e confessore. Figure a tutto tondo quindi quelle dei Cappellani militari, capaci di guidare i propri compagni nei sanguinosi attacchi alla baionetta come di parole prive di qualsiasi retorica nazionalista, cariche di una sincera compassione anche per il nemico in quanto anch’egli uomo prima che soldato. Dalle loro memorie e diari, raccolti nel presente volume, traspare con disarmante semplicità tutto l’orrore della guerra ma anche tutta l’umanità che ostinatamente continuava a popolare le trincee in quei difficili anni. La loro non fu però l’unica croce in trincea; anche le crocerossine svolsero infatti una funzione chiave e spesso sconosciuta, come dimostrano le loro testimonianze raccolte in questo volume. Attraverso la loro narrazione degli eventi possiamo gettare nuova luce su alcuni episodi decisivi nello svolgimento del conflitto, un naturale e necessario completamento a quanto la memoria bellica ci ha finora trasmesso. In libreria dal 25 ottobre 2016 (ISBN 978-88-88542-75-1) o direttamente presso l'Editore Itinera Progetti (www.itineraprogetti.com)

Nel libro "Molti non tornarono" di Stefano Aluisini e Ruggero Dal Molin cinque soldati italiani incontrano il loro destino durante la Grande Guerra. Il dramma del conflitto vissuto da una generazione perduta, dalla Strafexpedition sul Pasubio alla resistenza sul Grappa, dagli assalti sull’Altopiano di Asiago all’Ortigara, dalle battaglie sull’Isonzo alla disfatta di Caporetto, alla riscossa sul Piave. Alpini, Artiglieri, Finanzieri e Fanti: veterani e “ragazzi del ‘99” scrivono qui con il proprio sacrificio le pagine della Storia più vera, quella delle loro vite ripercorse dopo un secolo grazie a contribuiti da tutta Italia e dall’Austria. Vinceranno sul campo uno degli eserciti più potenti del mondo, affrontando quei soldati Austroungarici nemici solo “nell’attimo supremo dell’incontro con Dio”. Rivivrete così disperati combattimenti e sconosciuti atti di pietà realmente accaduti, confusi sulle montagne più sperdute o negli ospedali da campo dove il destino di uomini semplici incrociò quello degli stessi Reali al fronte. Una narrazione appassionata rende unica questa coinvolgente testimonianza sulla Grande Guerra, impreziosita da oltre 200 fotografie molte delle quali inedite. Narrare la storia di cinque per esemplificare il destino di molti; potrebbe essere questa la sintesi di un volume nato dalla volontà dell'autore di raccontare le vicessitudini belliche di cinque soldati italiani sui più sanguinosi fronti della Grande Guerra. La storia del singolo diviene quindi paradigma e modello del destino di molti che si avviarono in marcia verso un fronte senza ritorno. Ma il volume non vuole essere una semplice analisi di ricordi e storie, una fredda raccolta di nomi sull'elenco dei caduti, quanto un più ampio affresco di come queste vite si siano spesso inconsapevolmente intrecciate a pochi passi le une dalle altre, condividendo l'angusto spazio di una trincea o anche solo il tepore di un pasto caldo. Ed è proprio in quest'ottica che si è voluto dare ampio spazio ad un apparato fotografico che segue passo passo le vite dei nostri protagonisti, fissando, con la forza evocativa delle immagini, istanti, emozioni e momenti a cent'anni di distanza. Da maggio 2015 nelle librerie specializzate o acquistabile direttamente dall’Editore Itinera Progetti (www.itineraprogetti.com) - ISBN 978-88-88542-63-8


Se è vero che il primo amore non si dimentica mai, anche il primo libro resta qualcosa di molto particolare. E se poi la propria fatica editoriale è stata per molti anni sognata, attesa, desiderata e si è finalmente materializzata, non si può che ricordarla così. Per me questo libro è stato “Inedito dall’Ortigara”, realizzato con Paolo Pozzato, il primo tra l’altro di una lunga serie di testi fatti insieme e con successo. Questa pubblicazione usciva a vent'anni di distanza dal contributo di Gianni Pieropan (che ricordiamo con affetto in copertina) proprio sulla battaglia dell'Ortigara vista da parte austriaca. Nato tutto attorno all’eccezionale album fotografico privato dell’ufficiale del I Kaiserschützen Karl Kastinger, testimone diretto della battaglia, ebbe un grande successo tra gli appassionati grazie al notevole numero di immagini e testimonianze in presa diretta dell’epica battaglia. 



“Il più bel libro sinora scritto sull’esperienza di guerra della brigata Sassari sull’Altopiano dei Sette Comuni”. Iniziava così la recensione dello storico Luca Girotto apparsa sulla rivista Aquile in Guerra all’uscita nelle librerie di questa pubblicazione dal titolo "Un anno sull'Altipiano con i Diavoli Rossi" che ruota tutta attorno alle pagine del capolavoro della letteratura italiana di Emilio Lussu: " Un anno sull’Altipiano". Di questo testo, che giustamente l'autore considera “il suo libro", Paolo Pozzato, grazie alla grande amicizia e alla mia inesausta passione per tutto ciò che concerne la Brigata Sassari e la sua storia, mi affidò il compito di comporre in ampia libertà l’intero apparato fotografico che costituisce una sorta di racconto nel racconto. 


Una delle più sanguinose battaglie combattute sul fronte italiano viene per la prima volta ricostruita con assoluto rigore storico e un approfondito esame degli aspetti più strettamente militari da tre specialisti del settore. Paolo Pozzato, che ha curato la versione austriaca, e Paolo Volpato, autore di quella italiana, vengono in questo libro supportati da Ruggero Dal Molin mediante un apparato fotografico spesso inedito e di eccezionale caratura.Il valore aggiunto di questa pubblicazione è stato inoltre quello di essere una delle prime a ricostruire efficacemente tramite immagini contemporanee, e i corrispondenti scatti d’epoca, alcuni siti specifici del campo di battaglia così come oggi si possono ancora visitare. La "montagna sacra" degli Alpini coincide con quella per la quale l'esercito austroungarico riuscì, seppure a caro prezzo, ad ottenere una grande vittoria nella battaglia difensiva che vide affrontarsi quasi quattrocentomila uomini dei due eserciti in quello che passerà alla storia come lo scontro più grande mai combattuto in montagna. Libro unico e ormai quasi introvabile sulla battaglia per l'Ortigara, è divenuto una pietra miliare per gli storici militari della Grande Guerra e gli stessi escursionisti. 

 


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Tradotto dal Prof. Paolo Pozzato, include numerose immagini eccezionali messe a disposizione dell’Archivio Storico Dal Molin e da diverse collezioni private. Una impressionante visione delle operazioni del giugno del 1917 poichè lette in chiaro da fonti austriache dirette, raccolte nelle stesse parole del Maggiore Otto Sedlar della 11^ Armata. La testimonianza dettagliata anche tecnicamente, tanto rara quanto profonda, della quale colpiscono l’indomabile orgoglio dell’ufficiale, il rispetto e l’assoluta assenza di odio verso il “nemico” italiano incontrato sull’Altopiano e sull’Ortigara. Quella del giugno 1917 deve essere riconosciuta come una vittoria dell’esercito austroungarico nella quale, pur sconfitti in strenui combattimenti, gli Alpini consacreranno il loro mito dopo aver vissuto su quella stessa cima un vero e proprio Calvario.  E il momento della riscossa e della vittoria per le armi italiane, quello del Grappa e del Piave, sarebbe arrivato dopo poco più di un anno. 


Lepopea di un eroe italiano della Grande Guerra, il pluridecorato Capitano degli Arditi Ettore Viola, ripercorsa indirettamente nell'avvincente diario di uno dei suoi aspiranti, Ermes Aurelio Rosa, bresciano e nipote di uno dei padri del Risorgimento, Gabriele Rosa. E’ il libro al quale,per vari motivi sono più legato, un grande successo editoriale del 2011 e un vero best seller del settore, ripubblicato più volte e sempre esaurito. Tre ristampe in un anno stanno ad indicare come l’avvincente storia di questo giovane ufficiale, ragazzo del ’99, abbia conquistato molti lettori. La storia di un ufficiale bresciano che con il suo comandante scrisse pagine memorabili sui nostri Reparti d’Assalto operanti in Grappa; pagine leggendarie tali da farli assurgere essi stessi a veri "miti" della Grande Guerra e immortalare Cà Tasson, Pertica, “la svolta”, cime e postazioni come campi di battaglia fra i  sanguinosi dove si scontrarono i migliori reparti dell’esercito italiano e austroungarico. Così ancora oggi salendo dal rifugio al Sacrario di Cima Grappa si incontra fra i primi l’austero monumento a colui che diverrà il Gen. Ettore Viola di Cà Tasson, costruito su una roccia posata nella terra del Grappa dove l’ufficiale volle infine espressamente essere tumulato alla sua morte, come migliaia di altri soldati, fra tanti dei suoi "Arditi".  


I ricordi dell’Alpino Giocondo Bonotto dalla guerra di Libia al primo conflitto mondiale, alla piana di Vezzena, al Cuckla e infine all’Altopiano dei Sette Comuni dove la memoria si confonde con le gesta del Battaglione Bassano del 6° Reggimento Alpini. Una testimonianza di guerra resa da un semplice Alpino ma con una intensità e un dettaglio che non hanno nulla a che invidiare agli scritti più frequentemente lasciati da tanti ufficiali. La storia viene narrata e ricostruita da Paolo Pozzato e Giacomo Bollini grazie ai quali ci si cala nei teatri dei combattimenti anche per merito dell’inedita e copiosa documentazione fotografica apportata dall’Archivio Storico Dal Molin. 


Prestigiosa iniziativa editoriale a livello nazionale pubblicata da uno dei principali quotidiani, realizzata con la collaborazione del Club Alpino Italiano e di un pool di storici supportati dalle collezioni fotografiche messe a disposizione da diverse istituzioni fra le quali l’Archivio Dal Molin di Bassano del Grappa. Fra gli autori anche il Prof. Paolo Pozzato e il Prof. Mario Busana, relatori in due autorevoli interventi nel recente convegno di Cesuna "L'Altopiano di Gianni" organizzato dalla ASC Fronte Sud Altopiano Sette Comuni. 


Questo mio libro come coautore, edito con Gino Rossato, nacque dalla volontà della casa di Valdagno di chiudere la collana numerata di storia militare col numero 10 dedicato al Grappa. Paolo Pozzato, come sempre magistrale ricercatore di documenti inediti d’archivio e già esperto navigato nelle traduzioni dal tedesco di testi militari, gli propose questa testimonianza inedita per il pubblico italiano raccolta in un dattiloscritto e affidata alla custodia del Kriegsarchiv di Vienna. In sostanza il libro rappresenta l’ultimo atto, o meglio la risposta del generale Alfred Kraus, forse il migliore in campo austroungarico, alla diatriba che lo contrappose nel dopoguerra ai suoi ex-comandanti di divisione. Egli infatti li riteneva colpevoli di non aver ottemperato alle sue direttive di eseguire le puntate offensive anche nella valle del Brenta e del’Adige, come a Plezzo, senza curarsi di prendere i relativi rilievi col rischio di arenarsi di fronte alla solida difesa italiana, come poi si verificò.


L’ultimo mese di guerra raccontato dalle memorie dei combattenti austroungarici che da quel tremendo conflitto usciranno sconfitti, battuti da un nemico infine più forte, abbandonati a volte dai loro capi e dalla stessa Patria. Un aspetto trascurato dalla storiografia italiana che si è sempre occupata dello svolgersi delle principali battaglie in chiave nazionale seguendo le vicende che portarono alla vittoria. Il libro va dunque a colmare questa lacuna ripercorrendo quei giorni dalla parte degli sconfitti e su tre capitoli, ognuno dei quali è dedicato ad un settore del fronte: il monte Grappa, l’Altopiano dei Sette Comuni e il Piave. Marco Rech e Paolo Pozzato hanno ci hanno così reso e memorie del generale Ernst Horsetzky e dei più famosi reggimenti di fanteria austroungarici sul massiccio: il 7° Carinziano, il 47° Stiriano e la 79ª Brigata ungherese Honved. All’opera di Robert Mimra, tra le più discusse nella memorialistica austriaca tanto da essere proibita in patria, si accompagnano i diari del 21° reggimento di fanteria Honved oltre che dell’85°, riportanti rispettivamente l’ultima difesa del Sisemol e i combattimenti nei pressi di contrà Bosco. Il libro di 400 pagine, supportato da un apparato fotografico di 200 foto d’epoca curato personalmente da Ruggero Dal Molin, termina con le memorie di guerra dell’artigliere Michael Schloss e la narrazione dell’ultima battaglia del 14° reggimento Dragoni sul fronte del Piave. 


Questo libro, nato dalla mia volontà di far conoscere agli appassionati l’avvincente diario di guerra del giovane ufficiale bresciano Ermes Aurelio Rosa che già da qualche anno mi aveva conquistato, fu pubblicato in punta di piedi nell’ottobre del 2003. Alla fine i diari proposti risultarono due in quanto l’editore volle affiancare anche le pagine riguardanti i combattimenti in Grappa di un altro ufficiale degli Arditi: si trattava di Ludovico Lommi, delle Fiamme Cremisi. Anche se tanto l’uno quanto l’altro non rappresentavano un’assoluta novità editoriale per il pubblico erano completamente sconosciuti avendo avuto il primo solamente una diffusione locale, mentre del secondo nessuno si accorse dell’edizione fantasma del 1919. Al di là del buon successo editoriale la pubblicazione fece nascere una grande amicizia personale prima con la famiglia d’Iseo dei Rosa e successivamente con Palma De Luca, vedova del leggendario Capitano Ettore Viola la cui figura emerge imperiosa nel diario di Ermes tanto da portare alla ripubblicazione nel 2013 del suo solo memoriale che diverrà un vero e proprio libro cult. 


Questo bel volume che negli anni diverrà un classico sugli studi della guerra sul Pasubio, portò nella “squadra” di Itinera il romano Paolo Volpato che da qualche tempo collaborava unicamente ad alcune riviste storiche. Come per “Inedito dall’Ortigara” anche questa pubblicazione trae origine dall’acquisizione di un album fotografico privato molto raro: quello appartenente a un ufficiale austriaco che comandava la 2^ Batteria del 4° Reggimento cannoni da campagna piazzata nel pianoro alpestre dell’attuale rifugio Lancia, nel cuore del Massiccio ai piedi del Col Santo. Tale diario fotografico è stato quindi il nucleo attorno al quale ricostruire il conflitto su questa altura di 2000 metri d’altezza, dall’aspetto tipicamente carsico e dove si scontrarono con alterne fortune Kaiserjager, Alpini ed Artiglieri. Uno scontro feroce e cruento nell’estate del 1916 che poi lentamente scivolò in una feroce guerra di logoramento e di mine. 

Completamente esaurito nella prima edizione, nella successiva il testo è rinnovato nella veste grafica e aggiornato sia nei contenuti italiani sia nelle testimonianze austriache. Questa pubblicazione si avvia quindi a diventare un classico degli studi sulla prima guerra mondiale sul massiccio del Pasubio. L'opera ripercorre le vicende belliche dei reggimenti dei Kaiserjager con un prezioso corredo fotografico ed il puntuale confronto con le fonti memorialistiche e archivistiche degli avversari di un tempo. Il lettore può così riscoprire il coraggio e la tenacia di chi, da una parte e dall'altra del fronte, dovette battersi contro avversari tenaci e risoluti oltre che contro una natura la quale imponeva condizioni difficilissime, un vero e proprio Carso posto a 2000 metri di quota. Alpini italiani, fanti ed artiglieri austriaci vengono così commemorati in un unico grande affresco che ne conserva e ne ripropone la memoria condivisa.


Questa pubblicazione, una vera guida escursionistica con tanto di itinerari, cartine, tempi di percorrenza, dislivelli ecc., era il primo numero di una collana di volumetti dedicati ai campi di battaglia dell’Altopiano dei Sette Comuni. L'aspetto curioso è il fatto che venga curata da tre bassanesi, tre buoni amici ancor prima di essere tre specialisti del settore, accomunati seppur a diverso titolo da un grandissimo amore per queste montagne vicentine e che proprio grazie a questo amore si sono incontrati e conosciuti. Il professor Mario Busana, insegnante, naturalista, alpinista, nonché istruttore Cai per lo sci di fondo-escursionistico ha curato in modo tanto puntuale quando sintetico tutti gli itinerari proposti. Ruggero dal Molin  ha invece scelto e composto, tra migliaia di immagini del suo Archivio Storico, l’intero apparato fotografico. Il professor Paolo Pozzato ha inserito nel libro aneddoti, personaggi e brevi ma importantissimi riferimenti storico-militari con una sintesi eccezionale. La sinergia di noi tre ha prodotto questa pubblicazione che conduce attraverso i teatri di grandi battaglie con percorsi correlati per la prima volta da una minuziosa descrizione tramite immagini odierne e d’epoca.


Frutto del minuzioso lavoro di ricerca e d'archivio del Prof. Paolo Pozzato, con questa pubblicazione abbiamo realizzato forse uno dei migliori libri che siano mai stati editi sulle retrovie. Il testo narra non tanto la storia della nostra città nel primo conflitto mondiale ma racconta piuttosto le storie di tanti Bassanesi al fronte e nella stessa Bassano (più di mille i citati), tutti investiti e in molti casi travolti dalla bufera della Grande Guerra. Ricchissimo di note, riferimenti e notizie, arricchito con oltre 120 fotografie selezionate grazie all'opera dell'Archivio Storico Dal Molin, "E Bassano ando` alla guerra" scritto da Paolo Pozzato con uno stile intrigante e coinvolgente non e` tanto, o non solo, un libro di storia, ma un volume che vuole essere anche un omaggio a una città che non esiste più e che rischiava di essere dimenticata. Naturale quindi il successo e l'apprezzamento riscontrati già durante gli incontri di presentazione che tra l'altro hanno fatto scoprire alla cittadinanza di avere proprio a Bassano due esperti della Grande Guerra. 


Questo libro analizza in dettaglio la caduta di Cima Portule, lo scontro decisivo della celebre “Strafexpedition” che, è bene ricordarlo, porterà questa battaglia a divenire la madre di tutte le successive che saranno combattute sull’Altopiano dei 7 Comuni avendo appunto consentito agli austroungarici di insediarsi in pianta stabile nell’acrocoro vicentino. Cercando la sua riconquista, che rimarrà un autentico incubo per Cadorna e il nostro Comando Supremo, si combatterà nell'estate del 1917 la terribile "Battaglia dell'Ortigara", una delle più grandi mai affrontate durante la Grande Guerra in Italia.  Per la prima volta le vicende sconcertanti che portarono alla perdita di quell’importante bastione difensivo italiano spalancando così le porte dell’Altopiano al nemico vengono ricostruite da Paolo Pozzato e Ruggero Dal Molin nei dettagli e nelle svolte decisive attraverso le testimonianze dei protagonisti di ambo gli schieramenti. 


Queste sono le zone dove trent’anni fa cominciai ad appassionarmi alla storia del conflitto italo-austriaco perchè, pur non godendo della stessa fama di altri luoghi, le Melette non costituiscono affatto un teatro secondario della Grande Guerra. Come e forse ancor di più che sulla guida dell’Ortigara, in questa presentiamo il fascino di un campo di battaglia quasi intatto a quasi 100 anni dalla fine della guerra. Dove si ha  la possibilità di rivivere l'epopea dei fanti della "Sassari", di percorrere le stesse trincee che videro il sacrificio del Gen. Turba e l'ultima resistenza alpina, talmente eroica da meritare al comandante del "Marmolada"  l'onore di portare le armi durante la prigionia. Le Melette infatti hanno l’eccezionalità di rappresentare uno straordinario parco letterario dove vennero scritti o ambientati alcuni dei libri più famosi sulla Prima Guerra Mondiale. “Un anno sull’Altipiano di Lussu”, sicuramente il più conosciuto, “Le scarpe al sole “di Monelli, forse il più caro alla memoria degli Alpini, e una serie di altri meno noti ma importanti come “Fanterie Sarde all’ombra del tricolore” di Graziani e “Brigata Sassari” di Tommasi. Riscoprirli, rileggerli, può servire oggi a far rivivere queste trincee e queste pietre che altrimenti rischierebbero di rimanere dei sassi privi di memoria.


Dalla personale scoperta dell'archivio Zambon e dall’incarico della catalogazione e valorizzazione delle sue eccezionali raccolte fotografiche degli anni Trenta, derivò questa pubblicazione. Se ancora oggi Asiago e l'Altopiano dei Sette Comuni rappresentano un patrimonio importante del turismo veneto e nazionale, a metà degli anni trenta, risorto dalle sue macerie, il centro principale della montagna vicentina costituiva un'autentica "capitale" tanto del turismo estivo quanto di quello invernale. Quello straordinario fiorire di attività e proposte, dallo sci vero e proprio, alle prime partite di hockey su ghiaccio, dai vertiginosi salti sul trampolino di Gallio alla "gran fondo" dei campi di battaglia, attiravano un numero sempre crescente di visitatori da tutta Italia. L’artefice di quella rinascita fu Francesco Zambon, l’uomo che fabbricò il turismo a Vicenza e nella sua provincia. Un turismo nato negli anni trenta, con i suoi tratti oggi quasi suggestivi, sullo sfondo dell'orgoglio spesso ostentato del regime e che rivive in questo libro nelle immagini straordinarie catturate dall'obbiettivo di Francesco Zambon.

Sopra, primo da sinistra, l’amico Vittorio Corà, scomparso nell’estate del 2014 durante un’escursione nel “suo Altopiano” che tanto amava ma che ce lo strapperà per sempre. Il volume "L'Altopiano ritrovato" resterà purtroppo l'unico fatto insieme a lui.

Sopra, primo da sinistra, l’amico Vittorio Corà, scomparso nell’estate del 2014 durante un’escursione nel “suo Altopiano” che tanto amava ma che ce lo strapperà per sempre. Il volume "L'Altopiano ritrovato" resterà purtroppo l'unico fatto insieme a lui.


All’indomani dell’arrestarsi della Strafexpedition, il contrattacco del nostro esercito andò a cozzare nell’Altopiano dei Sette Comuni contro una linea morfologicamente molto forte su cui il nemico aveva deciso di attestarsi definitivamente. Un autentico capolavoro austriaco di fortificazione campale, sfruttando in sostanza quella catena montuosa che si snoda tra M. Zebio, M. Forno, M. Chiesa, M. Campigoletti e il M. Ortigara, trasformò questi rilievi montuosi in baluardi insormontabili che i nostri soldati attaccarono invano tanto nel ’16 quanto nell’anno seguente. Questo volume, naturale seguito de "La chiave dell’Altopiano" del 2011, propone i diari di quei reparti che presidiarono quella robusta posizione di resistenza vanificando ogni tentativo italiano. Un eccezionale apparato fotografico d’epoca illustra quel magistrale complesso di difese che si snodava su un fronte montano di una quindicina di chilometri e che ancora oggi, a distanza di un secolo, dimostra tutta la sua imponenza e arte costruttiva.

L’Archivio ha iniziato a collaborare con questa casa editrice di La Spezia nel 2009 occupandosi dell'intero apparato fotografico d'epoca del libro e coinvolgendo nel progetto l'amico Ivano Pasquale per la disponibilità e la ricchezza delle sue rare e preziose collezioni (nell'immagine sotto alcuni momenti delle riprese nel suo museo privato). L'opera esamina ogni aspetto dell'organizzazione militare della guerra italo-austriaca passando in rassegna equipaggiamenti, uniformi e armi attraverso una documentazione iconografica di pregio comprendente oltre 700 illustrazioni. Tutti i materiali, dalle uniformi ai cannoni, sono presentati attraverso stupende immagini a colori in collezioni provenienti da: Museo Storico Italiano della Grande Guerra di Rovereto, Museo della Grande Guerra Pasquale Ivano di Salcedo, Mostra permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai (Borgo Valsugana). Nel formato album (30,4 x 27,7) vengono valorizzate in modo splendido anche le fotografie dell’Archivio Storico Dal Molin. Un libro illustratissimo per veri appassionati ma che ha anche il merito di offrire un quadro senz’altro esaustivo a chi avesse ad avvicinarsi per la prima volta al periodo storico della Prima Guerra Mondiale.


Questo libro illustra efficacemente la guerra carsica, il fronte cioè più sanguinoso e cronologicamente più lungo dello scontro tra Italia ed Impero austro-ungarico. E' stato realizzato in collaborazione con i Musei Provinciali di Gorizia mentre l’Archivio Storico Dal Molin ha curato e scelto personalmente l'intero apparato fotografico. Il volume ha il pregio di ripercorre per la prima volta le vicende di 29 mesi di guerra dando voce tanto alle più diverse fonti austro-tedesche (diari di reparto, corrispondenze giornalistiche, ricostruzioni di protagonisti), quanto - e si tratta di una novità pressoché assoluta - alle fonti ungheresi. Il quadro che ne emerge è quello di un dramma collettivo di dimensioni immani in cui comunque non si smarrisce mai quanto meno la passione per l'umanità del singolo individuo


A questo interessante volume ho collaborato con l'autore e con l’editore mettendo a disposizione le immagini d’epoca riguardanti le zone del Grappa, dell’Altopiano dei Sette Comuni oltre ad alcune del Carso. La pubblicazione è un'efficace opera che, attraverso la trasposizione di lettere, cartoline e numerose fotografie in gran parte inedite, ripercorre nel suo insieme l’esperienza di vita vissuta nell’ambito bellico dai tre fratelli Leidi, Bergamaschi e tutti e tre alpini, decorati e uniti dal benevolo destino che ha concesso loro di tornare in famiglia a ostilità concluse. Numerose e belle le fotografie impreziosiscono il volume.

 

 

 


Grazie all’amico Enrico Cernigoi, l’Archivio Storico Dal Molin ha avuto l’opportunità di arricchire con moltissime sue foto il pregevole volume riguardante la Cavalleria Italiana nella Prima Guerra Mondiale edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Uno dei più blasonati reparti di questa nobile arma, il Piemonte Reale Cavalleria, torna così a rivivere in immagini tanto stupende quanto rare e preziose, che compongono in assoluto una delle migliori collezioni della nostra sezione fotografica d’epoca.

Un combattente nato, un ufficiale degli arditi amatissimo dai suoi soldati, l’eroe del  Grappa ed uno dei più grandi della Grande Guerra, uno dei rari casi di Medaglia d’Oro al V. M. conferita in vita e non alla memoria e definito da Re Umberto II di Savoia: “La più bella Medaglia d'oro della Grande Guerra” tanto che D’Annunzio si onorò di portare alla cintola nel celebre volo su Vienna il suo personale pugnale d’ardito. Questo fu Ettore Viola, un uomo eccezionale, tutto d’un pezzo, le cui imprese nella vita civile superano comunque quelle pur grandissime di combattente. Con questo diario risorgono le gloriose pagine dei nostri Reparti d’Assalto attraverso le straordinarie imprese di un loro leggendario protagonista: il capitano Ettore Viola. Il Col. Antonio Zarcone, allora Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, ha redatto una corposa sua biografia all’inizio della pubblicazione e l’Archivio Storico Dal Molin ha scelto, composto e curato l’intero apparato fotografico del libro.