COLLEZIONI PRIVATE

Oltre al considerevole patrimonio fotografico e bibliografico di proprietà dell’Archivio Storico Dal Molin, le attività di ricerca storica sono condotte anche grazie alla consulenza e alle immagini fornite da alcuni ricercatori e collezionisti privati per i più importanti dei quali è d’obbligo su queste pagine il nostro più sincero ringraziamento. Di seguito potrete conoscere meglio alcuni di loro.

COLLEZIONE FRANCESCO ZAMBON

Francesco Zambon fu un uomo eccezionale e per certi versi emblematico della sua terra. Un uomo che la città e la provincia di Vicenza dovrebbero ricordare sempre con affetto e riconoscenza. Tuttavia anche se l’economia, l’aereonautica, la promozione culturale e persino l’editoria gli devono molto, pochi oggi ricordano quest’uomo schivo, ormai completamente dimenticato nonostante le cronache beriche di metà Novecento vedessero in lui la persona che “fabbricò” il turismo vicentino. Allora, quando parlare di turismo nell’Altopiano dei Sette Comuni o sul Pasubio sembrava una mera utopia, Zambon ebbe il merito di comprendere e far valere invece l’idea che il turismo poteva e doveva giocare una parte di rilievo tanto nella ricostruzione della memoria quanto nello stesso sviluppo economico della provincia vicentina.  Nato a Thiene all’inizio del secolo scorso e trasferitosi presto a Vicenza, frequentò per tre anni l’università Ca’ Foscari a Venezia imparando correttamente francese, tedesco e spagnolo. Dotato di una straordinaria capacità organizzativa, giornalista e fotografo di assoluto spessore, autore tra l’altro dei primi documentari cinematografici premiati alle mostre internazionali del cinema di Venezia e Cannes, Francesco Zambon mise queste doti al servizio della sua provincia con un attivismo che ha dell’incredibile. Nel suo curriculum vitae spiccano inoltre una serie notevole di pubblicazioni realizzate attraverso una casa editrice creata con il fratello Mario e specializzata nel turismo alle quali fece seguito l’Indicatore, un volumetto che anticipava di cinquant’anni le nostre Pagine Gialle. Ma su tutto dominava la convinzione, cara del resto a molti altri vicentini famosi come Gianni Pieropan, che chi abita in pianura non può non guardare alle montagne di casa, a quell’orizzonte verticale che raccorda assieme la passione per l’escursione, l’alpinismo, lo sci.

E così l’Altopiano di Asiago, il Pasubio e le Piccole Dolomiti rinascono in quegli anni dalle proprie rovine, diventando con l’obbiettivo della macchina fotografica di Zambon le indiscusse capitali del turismo vicentino. Sono infatti già dei primi anni trenta le foto dei torpedoni che arrancano sulla strada verso il Lozze, così come la serie eccezionale di immagini della nascita del Sacrario di Asiago sul colle del Leiten e di quello del Pasubio sul colle Bellavista, fino al giorno dell’imponente cerimonia di inaugurazione. 

E nel marzo del 1938 egli riuscì a organizzare il I Trofeo dei Campi di Battaglia “Gara nazionale di gran fondo a squadre”, come descritta nel volantino ufficiale. Lo scopo era necessariamente patriottico e i partecipanti, “percorrendo in cavalleresca competizione l’ampia cerchia che chiude a nord l’Altopiano martoriato, serreranno gli sciatori d’Italia in un abbraccio ideale di fedeltà e d’amore per i fratelli caduti su quelle vette”.

Eppure il patriottismo non esclude affatto una funzione turistica, tutt’altro che banale, piuttosto la nobilita. In quegli anni Zambon è presente e fotografa tutto anche sul Pasubio; le sue splendide immagini spaziano dalla costruzione della “Strada degli Eroi” a quella del “Rifugio Papa”, dalle marce non competitive dei GUF con traguardi nella selletta dei due Denti ai primi motoraduni con partecipanti da tutta Italia. 

Pressoché nello stesso periodo Francesco Zambon ebbe un altro incarico: gli venne infatti affidata la ripresa dell’aviazione civile a Vicenza con le funzioni di capo scalo della “LAI” (Linee Aeree Italiane) tanto che fece nascere al “Dal Molin” fresco il collegamento aereo tra Milano, Vicenza, Venezia e Roma. L’interesse e l’amore per tutto ciò che è verticale lo portò quindi a coniugare la montagna e gli aerei in un’altra accattivante attrattiva: il raduno aviatorio di montagna ad Asiago. Può sembrare persino incredibile, sfogliando le istantanee di Zambon, che sui prati a nord della città fosse possibile raccogliere allora tanti aerei e tanti piloti, eppure le immagini non possono ingannare.  I cieli di Asiago tornavano così a rivivere i tonneau ed i looping, le picchiate e le cabrate di vent’anni prima ma senza più il rombo dei cannoni e della contraerea.

Ma un’altra guerra incombeva, più terrificante e catastrofica della precedente; Zambon, esponente leale del regime di cui faceva parte, fu destinato a raggiungere con i gradi di capitano il C.S.I.R. sul fronte russo. Egli era però prima di tutto un italiano e un vicentino, innamorato delle sue due patrie, quella più grande alla quale aveva giurato fedeltà, e quella più piccola alla quale sognava di tornare il prima possibile. Le incursioni aeree su Vicenza lo videro quindi impegnato a salvare dalle bombe le scene e le statue del Teatro Olimpico a Vicenza, gli affreschi del Tiepolo a Villa Valmarana e le vetrate del Tempio di Santa Corona. Le vicende del dopoguerra lo porteranno poi lontano, in Toscana. Nel 1952 Francesco Zambon diventa infatti il presidente dell’Ente di Promozione Turistica di Siena che grazie alla sua visione strategica dei media organizza le prime trasmissioni RAI sul Palio della città toscana. Anche se imparziale e amico di tutti, Zambon diventò tuttavia uomo della Chiocciola e d'altronde come potrebbe vivere a Siena e non essere un “uomo” di contrada. Ne sa qualcosa anche l’Amiata che alla sua partenza da Siena si era già trasformata nella seconda stazione di sport invernali della Toscana. Tornò in Veneto nel 1958 ancora come direttore di un ente turistico, questa volta l’ultima; anche in quel di Padova e lascerà tracce profonde. Una su tutte la rievocazione del “Burchiello”, il viaggio fluviale settecentesco da Padova alla Laguna, sempre coniugando organizzazione manageriale e divulgazione culturale. E sempre a lui si deve la realizzazione a Montagnana del primo ostello veneto per la gioventù, una dimensione turistica già avviata da tempo in Europa ma allora assolutamente pioneristica nella nostra regione se non addirittura per tutta Italia. 

Quando anche per lui arrivò l’ora del ritiro dall’attività con il più che meritato pensionamento, ritornò a Vicenza senza però rinunciare a un ruolo critico, magari anche scomodo, tipico di chi non si batte per  interesse personale ma persegue la valorizzazione di una città e delle sue risorse migliori. Basta scorrere le splendide immagini del libro “L’Altopiano ritrovato” (dedicatogli da Paolo Pozzato, Vittorio Corà e Ruggero Dal Molin) per comprendere con un solo colpo d’occhio quanta capacità professionale, passione sportiva e amore sincero per la propria terra e la sua gente abbiano saputo fondersi in ogni scatto dell’otturatore della sua macchina fotografica. Perchè ciascuna di quelle immagini in bianco e nero ci rende oggi la sintesi e il ricordo sempre attuale dello spirito di un uomo eccezionale la cui storia deve restare fra i migliori esempi della nostra terra anche dalle più moderne pagine elettroniche di questo sito internet.


SILVIO MINTO

Silvio Minto è nato a Mirano (VE) nel 1962. Diplomato Perito Meccanico, sposato con due figli, è iscritto al C.A.I. - Club Alpino Italiano dal 1984. Appassionato di montagna e Storia militare, ha avviato ormai da molti anni un'importantissima collezione di immagini fotografiche riguardanti il fronte italiano durante la prima Guerra Mondiale. Di particolare spessore, fra le altre, ricordiamo quelle relative al fronte Dolomitico, esposte anche in pagina specifica di questo sito. Dalle Tofane al Col di Lana, dal Cauriol al Lagorai, dalla Croda Rossa alla Marmolada, al Passo della Sentinella, alle Tre Cime di Lavaredo, la memoria dei soldati italiani e austroungarici, impegnati in una guerra senza fine soprattutto contro la natura invincibile, tra vette inespugnabili e ghiacciai perenni, riprende vita nel bianco e nero di immagini straordinarie. Assolutamente unico poi il contributo riservatoci con alcune straordinarie immagini del K.U.K. INFANTERIE REGIMENT N. 99, il reparto nel quale combattè l'eroico Ten. Otto Gallian. Sia al Reparto che all'Ufficiale sono state dedicate su due pagine specifiche nelle quali è visibile anche una fotografia personale di quest'ultimo, il cui volto era noto sinora solo grazie ad un ritratto disegnato sul suo libro "Monte Asolone".


ANTONIO RODIGHIERO

Nato a Bassano del Grappa nel 1981 e residente nell’Altopiano dei Sette Comuni è uno dei più giovani collezionisti privati che collabora con l'Archivio Storico Dal Molin. Antonio Rodighiero da oltre quindici anni affianca infatti alla sua attività di operaio una grande passione per la Grande Guerra grazie alla quale sino a oggi ha potuto selezionare e recuperare un notevole patrimonio di immagini su cui l’Archivio Storico Dal Molin può contare sia in occasione di mostre e serate ma anche per la realizzazione degli apparati fotografici di numerose pubblicazioni. La particolare accuratezza nella scelta delle fotografie, l'altissima qualità delle immagini e il loro preciso collocamento pur a distanza di un secolo nella cornice del primo conflitto mondiale hanno consentito in più di una occasione alla Collezione Rodighiero la rappresentazione di temi, valori, persone ed episodi storici con il massimo effetto. Troverete molte delle sue eccezionali immagini, gentilmente concesseci, distribuite in molte pagine di questo sito.