REPARTI ALLEATI

di Andrea Vollman

Andrea Vollman è nato a Padova il 9 marzo del 1957 e vive a Lusiana (VI). Ha svolto diverse attività: dall’insegnamento alla direzione nell’ambito dell’automobilismo sportivo, all’amministrazione in aziende private. Laureato in Filosofia si interessa di Letteratura, Storia dell’Arte e Storia. Ha pubblicato sei libri di poesia oltre al famoso “Britannici sull’Altopiano dei Sette Comuni” con Francesco Brazzale al quale è seguito più di recente “Freya e Vera, la forza delle donne”, scritto con Marco Crestani. Due testi con il denominatore comune dell’epopea dei soldati britannici nella Grande Guerra e sull’Altopiano di Asiago in particolare, sviluppata anche nei retroscena più toccanti delle loro storie familiari e di quelle generazioni perdute, a partire da quella del Capitano Edward Brittain e di sua sorella Vera, sopravvissuta e divenuta una delle più affermate scrittrici anglosassoni contemporanee. L'importanza di questa tematica è peraltro stata riscoperta dalla stessa cinematografia britannica che ne ha appena realizzato una rivisitazione in procinto di uscire sul grande schermo. Andrea Vollman è un prezioso partner dell’Archivio Storico Dal Molin per il quale ha voluto realizzare un contributo sulla Grande Guerra anche in occasione dell’apertura del sito internet; così ancora una volta Andrea ci conduce brevemente per quel suo unico e personalissimo percorso ideale tra Storia, Letteratura e Poesia che lo rende così apprezzato e amato dai lettori e dagli ascoltatori. Infine ci propone alcuni versi del poeta-soldato W. Owen che rimandano alla tragedia della Grande Guerra: il giovane scrittore inglese fu ucciso poi in azione il 4 novembre 1918 durante l'attraversamento del canale di Sambre-Oise.

REQUIEM

Per volontà o debolezza, nessuno impedì  che il Vaso di Pandòra venisse scoperchiato e come già sapevano gli Antichi, si riversarono sul mondo i peggiori mali: guerra, fame, malattie.

Le Nazioni, contagiate da un isterico furore si gettarono le une contro le altre, convinte di portare ognuna il vessillo della Verità , realizzando ordigni sempre più letali e un veleno potentissimo, l’odio, discese nel cuore degli uomini.

I morituri scavarono le proprie fosse, circondandole di filo spinato fatto di stelle arrugginite e ad un tratto compresero quale follia li muovesse, ma era tardi oramai per fermarsi  e come l’onda si frange sullo scoglio, così milioni di corpi s’infransero a ondate lacerati da invisibili muraglie di piombo.

La terra impregnata del loro giovane sangue ancora ricorda quanto abbondante fu per la Morte il raccolto. Infelice tu, Ragazzo, e la tua Generazione che abitaste una terra desolata dove l’omicidio divenne abitudine.  

La parabola del vecchio e del giovane

(di Wilfred Owen)

Dunque Abramo si levò, spaccò la legna e partì,

portando con sé il fuoco e un coltello.

E mentre soggiornavano insieme,

Isacco, il primogenito, domandò: < Padre mio,

tutti questi preparativi, il ferro, il fuoco,

ma dov'è l'agnello per il sacrificio?>.

Allora Abramo legò il giovane con cinghie e pulegge

ed eresse in quel punto parapetti e trincee,

e brandì il coltello per sgozzare suo figlio.

Quand'ecco, dal cielo, un angelo lo chiamò:

<Non stendere la mano contro il fanciullo,

non fargli alcun male. Guarda,

quel capro impigliato nei cespugli per le corna;

offri il Capro dell'Orgoglio in vece sua>.

Ma il vecchio non volle saperne e trucidò il figlio,

e metà del seme d’Europa… uno dopo l’altro.