GLI ITINERARI DI MARIO BUSANA

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Grazie alla collaborazione con il Prof. Mario Busana del C.A.I. Club Alpino Italiano vi proponiamo alcuni itinerari per la riscoperta dei luoghi della Grande Guerra, da lui consigliati e in alcuni casi illustrati anche sulla importante pubblicazione realizzata nel 2014 per il Corriere della Sera. Mario Busana è nato a Bassano del Grappa. Laureato in Scienze Forestali è docente di Scienze Naturali presso il Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e libero professionista nel settore forestale-ambientale. Ha prestato servizio nel Gruppo Sportivo della Brigata Alpina “Cadore” e dal 1986 è diplomato Istruttore Nazionale di sci da fondo escursionistico del CAI presso il quale partecipa dal 2010 alla Commissione Centrale delle Pubblicazioni. Dal 2011 è socio accademico del G.I.S.M. (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna); fa parte del Consiglio Direttivo del C.A.I. di Asiago e della Segreteria delle Sezioni Vicentine del C.A.I.; ha pubblicato nove volumi riguardanti escursionismo e storia delle montagne venete. Ha partecipato al convegno di Cesuna "L'altopiano di Gianni" nel giugno del 2014 con un apprezzatissimo intervento ed ha contribuito in modo determinante alla realizzazione del sito internet dell'Archivio Storico Dal Molin mettendo a disposizione moltissime fotografie scattate in ambiente.


ORTIGARA - SENTIERO TRICOLORE

E' l'accesso più diretto alla cima dell’Ortigara, contrassegnato nella prima e nell'ultima parte dal segnavia tricolore.

L’ itinerario è interamente segnalato con i segnavia CAI n.840, 841 e 206. Si parte dal Piazzale Lozze, q. 1771, imboccando l'evidente stradina che si stacca in direzione ovest, chiusa con catena; si nota la lapide a destra dedicata all’alpinista e storico della I^ Guerra Mondiale Gianni Pieropan, vicentino, autore di numerosi libri di storia e di guide alpinistiche. All'inizio del percorso sono stati collocati nell'estate 2009, nell'ambito dei lavori dell'Ecomuseo della Grande Guerra, interessanti pannelli esplicativi del campo di battaglia.  

Il percorso è subito in salita: si lascia sulla destra un cippo in onore degli alpini caduti, ricollocato sul posto due anni fa. Dopo due ripidi tornanti si arriva a q. 1824 dove si trovano i resti di un ex cimitero di guerra: da qui si stacca una mulattiera, direzione nord, che attraversando Busa della Campanella percorre il versante ovest dell’omonima cima fino ad intercettare il sentiero giallo che parte dalla Chiesetta del Lozze. 

 

Come si presentava nel 1917 il primo tornante della mulattiera che saliva alla cima del Lozze

Come si presentava nel 1917 il primo tornante della mulattiera che saliva alla cima del Lozze

Proseguendo sulla stradina si entra nella "zona sacra"  e in breve si raggiunge la Chiesetta del Lozze a q. 1906, eretta dagli Alpini del battaglione Verona dopo la battaglia del giugno 1917. Nell’aprile 1927 la sezione ANA di Verona e quella degli Altopiani la ricostruirono su iniziativa di don Gonzato, cappellano del “Verona”. A fianco, sfruttando una caverna, nel 1930 fu costruito un sacello per contenere i resti umani che ancora oggi si trovano sul campo di battaglia. Accanto vi è un edificio con funzioni di sacrestia con alcune lapidi. Nelle vicinanze c'è anche il rifugio costruito nel primo dopoguerra su iniziativa dell'ANA di Asiago e gestito dall'ANA dedicato alla medaglia d'oro al valore Tenente degli Alpini Giovanni Cecchin. 

Il Tenente Cecchin, al quale è dedicata anche la Sezione ANA di Marostica, apparteneva al battaglione Sette Comuni e venne ferito gravemente il 19 giugno 1917 durante la conquista dell’Ortigara; morirà tre giorni dopo nell’ospedale militare di Marcesina. 

La q. 1912 ospitava la 3° batteria da campagna del I° raggruppamento, costituita da 4 pezzi da 75, che aveva come direttrice di tiro il M. Campigoletti. Appena sopra il rifugio è presente l’Osservatorio del Colonnello Brigadiere Jacopo Cornaro a q. 1920 del M. Lozze, recentemente restaurato dagli Alpini.

E’ necessario prestare attenzione nell'attraversamento delle gallerie.

Il Colonnello Brigadiere Cornaro nel giugno 1917 era al comando del I° raggruppamento operante su due colonne (Col. Porta e Col. Gazagne, cinque battaglioni ciascuna) con obiettivo la Cima dell’Ortigara da Sud–Est lungo il Costone dei Ponari e la sella fra il M. Chiesa e il M. Campigoletti (Corno della Segala). Terrà il comando dal 9 maggio al 30 settembre 1917 meritando una seconda medaglia d’argento.   

Dall’osservatorio in pochi minuti si arriva alla cima più bassa di M. Lozze dove  è collocata la Madonnina. La vista spazia sull'intero campo di battaglia; da sinistra a destra si riconoscono: M. Forno, M. Cucco di Pozze, M. Chiesa, M. Gomion, M. Campigoletti, C. Castelnuovo, M.Ortigara, Passo dell’Agnella, M.Campanaro, M.Caldiera e Cima della Campanella.

La Madonnina è sostenuta da una colonna alla base della quale sono incisi i nomi e gli stemmi dei battaglioni alpini della 52a divisione e delle batterie di artiglieria da montagna che presero parte alla battaglia dell'Ortigara. L'opera è stata inaugurata il 30 giugno 1957 in occasione del 40° anniversario della battaglia. Ridiscesi sulla selletta posta tra le due cime del M. Lozze si continua sul sentiero tricolore  in direzione nord–ovest, con continui saliscendi in mezzo ai mughi da dove si nota la presenza di numerosi camminamenti italiani. Si arriva così al Baito Ortigara di q. 1937, fruibile anche come ricovero in caso di maltempo, dove si devia decisamente verso sinistra, in direzione ovest, puntando a ridosso del fianco meridionale dell'Ortigara. Si percorre in marcata salita il Coston dei Ponari, una delle direttrici di attacco degli Alpini. Il sentiero si snoda tra sfasciumi e roccette; si attraversa con l'ausilio di un ponticello in legno una profonda trincea austroungarica scavata nella roccia lasciando sulla sinistra l'ampia Dolina del Circo (Zirkusdoline), importante caposaldo difensivo imperiale costruito a difesa del Coston dei Ponari e della Valle dell'Agnella.

Il sistema di trincee della Dolina del Circo apparteneva al complesso difensivo chiamato “Opere Mecenseffy” dal nome del Comandante della 6ª divisione di fanteria austroungarica,  Artur von Mecenseffy. Si consiglia la visita: è uno dei luoghi indubbiamente più sanguinosi dell’intera battaglia e al contempo una delle ragioni decisive della sua conclusione a favore degli austriaci. Ripreso il cammino si supera l’ultimo gradino roccioso su terreno friabile arrivando sulla quota principale del Monte Ortigara, 2105 m., riconoscibile dalla colonna mozza in granito con la scritta: “1916 – 1917 l'Associazione Nazionale Alpini – per non dimenticare”. Il cippo fu eretto nel settembre 1920 in occasione della prima adunata degli Alpini.

La vista spazia su tutto l'acrocoro settentrionale dell'Altopiano dei Sette Comuni, più lontano le Pale di San Martino, il Lagorai, le Vette Feltrine; sotto la Valsugana e la vicina Borgo. La visuale sul campo di battaglia è impressionante: a sinistra il Campigoletti e il Chiesa, a destra il Campanaro e la Caldiera, tutto intorno rocce frantumate e terreno sconvolto dove l'erba stenta ancora a crescere dopo oltre 90 anni dalla battaglia. 

Q. 2105 (2101 nella cartografia austriaca) fu occupata dagli Alpini il 19 giugno 1917 con un'impresa militare e alpinistica eccezionale in una battaglia che impegnò quasi quattrocentomila uomini di entrambi gli eserciti in quello che venne definito il più grande scontro in montagna mai combattuto dall'uomo.

Si prosegue sulla dorsale in direzione nord, segnavia CAI 840; sulla sinistra sono stati posizionati pannelli esplicativi dell’Ecomuseo. In pochi minuti si arriva al cippo austriaco di q. 2082: poco prima di arrivare, a sinistra - direzione ovest, sotto la linea di cresta, è posizionata la lapide in ricordo del sottotenente degli Alpini Adolfo Ferrero il cui testamento costituisce ancor oggi uno dei documenti più toccanti della battaglia e forse dell’intero conflitto. Il cippo austriaco fu costruito tra il 1963 e 1964 ma fu inaugurato solamente nel 1965 a causa di motivi politici derivanti dagli atti di terrorismo ai danni dell'Italia perpetrati da alcune fazioni estremiste dell'Alto Adige. 

La discesa avviene lungo l’itinerario di salita.

ITINERARIO SENTIERO TRICOLORE - ORTIGARA

DIFFICOLTA': media

DISLIVELLO TOTALE: 395 m

LUNGHEZZA: Km 7

TEMPO: 4 ore

PERIODO: da giugno a ottobre

PERCORSO: sentiero C.A.I. n. 840, 841, 306

 


MONTE CHIESA

Il monte Chiesa è un bastione roccioso posto tra il monte Forno a S e il monte Campigoletti a N; durante la prima guerra mondiale fu trasformato in una fortezza naturale dai soldati austro–ungarici, soprattutto sloveni, che qui costruirono imponenti opere difensive tali da renderlo inespugnabile. I recenti lavori di ripristino eseguiti nell’ambito dell’Ecomuseo hanno riportato in luce queste opere ora facilmente visitabili. Si parte dal piccolo parcheggio ubicato sotto le pendici meridionali del monte Forno prendendo la strada in comune con il sentiero CAI n. 839 direzione N che scende nella bella conca prativa di Malga Pozze che si lascia sulla sinistra; tutto attorno resti di baraccamenti austroungarici. Arrivati all’altezza di un muraglione di sassi, cartelli segnavia CAI, si devia decisamente a sinistra direzione N–O sempre sul sentiero n. 839, imboccando così il “Vallone” delimitato ad E dal monte Chiesa e ad O dal monte Toro di Pozze. Si prosegue in salita sulla vecchia mulattiera militare austroungarica ripristinata dal CAI di Asiago–Sette Comuni e si percorrono due tornanti per arrivare ad un bivio segnalato con tabelle segnavia CAI. Proseguendo diritti ci si immette sulla "Kronprinz Otto strasse” (segnalata nella tabella segnavia come "Kronprinz Strasse") che collegava la Kaiser Karl Strasse, proveniente da Bivio Italia, con il monte Chiesa. A destra, in 15 minuti, il sentiero segnato dall’Ecomuseo conduce alle opere militari del monte Chiesa.

In breve si raggiungono i primi baraccamenti e la base della teleferica T26 proveniente dalla Busa del Cavallo e diretta verso il vicino monte Campigoletti; poco più avanti si incontra la caverna denominata “Pistauer Kaverne”. Si continua in salita, un cartello indicatore dell’Ecomuseo segnala a destra il monte Chiesa e a sinistra la Dolina degli Sloveni. Si prosegue con direzione monte Chiesa lasciando sulla sinistra il monumentino eretto dagli sloveni del 17° inneggiante agli Asburgo (I.R. 17 1 Baon 22/7 16 HOCH ABSBURG! Hrast se omaja in hrib zvestoba slovence ne gine). In breve si arriva all’opera più imponente e significativa del monte Chiesa: è il “Thurmau tunnel”, una lunga galleria che percorre da O a E la sommità del monte, intitolata al comandante del 17° reggimento Kronprinz colonnello Hugo Ventour von Thurmau. Il tunnel, di dimensioni notevoli, si biforca subito dopo l’entrata in due diramazioni: quella di sinistra conduce ad una cannoniera e annesso posto di osservazione con puntamento sul Coston dei Ponari del vicino monte Ortigara e sul Campanaro; quella di destra consente invece l'accesso a due postazioni per mitragliatrice, oltre che a un osservatorio blindato.

Una scala in legno, posizionata con i recenti ripristini dell’Ecomuseo, conduce alle postazioni ed ai camminamenti soprastanti che si collegavano alla prima linea. Ritornati in superficie, nei pressi della cima del monte Chiesa, è stato posizionato un cartello panoramico con l’indicazione dei monti circostanti. Da qui si seguono i paletti segnavia collocati dall’Ecomuseo della Grande Guerra delle prealpi vicentine con direzione N–E. In breve si arriva ad altri due punti di interesse storico: il Buco del Ghiaccio (la Busa del Giasso) e la Dolina degli Sloveni. “La Busa del Giasso”, q. 2034, è una profonda cavità carsica ubicata a N del monte Chiesa sul fondo della quale è presente ghiaccio perenne. I reparti del 17° reggimento Kronprinz la utilizzarono dall’estate 1916 all’autunno 1917 come ghiacciaia per conservare gli alimenti. Per facilitare l’accesso avevano costruito una scalinata tuttora visibile e in parte percorribile con la dovuta attenzione; anche qui sono presenti diversi cartelli esplicativi dell’Ecomuseo. Poco più avanti, continuando sul percorso dell’Ecomuseo direzione N, si arriva all’ampia Dolina degli Sloveni, segnata nella carta topografica come “Busa degli Sloveni”.

La sistemazione di questa depressione naturale da parte del 17° Reggimento Sloveno è stato un vero capolavoro di ingegneria militare, anche considerando anche il fatto che era ubicata a poche decine di metri dalla prima linea ma defilata al tiro nemico. Il sito è stato oggetto di importanti lavori di ripristino da parte dell’Ecomuseo. All’interno della Dolina, cementata sulla facciata di un baraccamento ricostruito, è presente una lapide commemorativa della 2° Compagnia da campo dell’Imperiale e Regio 17° reggimento di fanteria “Kronprinz” dove si comprende la profonda nostalgia dei soldati Sloveni per la loro terra e per il loro simbolo rappresentato dal Triglav (monte Tricorno in italiano). Nella lapide si legge: “In mezzo alle rocce, in cima ai monti, il Reggimento Kronprinz si incorona di gloria. Triglav, nostra casa, fu fonte di lacrime. Per te combatte tenacemente con devozione. K.U.K. INF. RGT. KRONPRINZ N. 17 2. FELDKOMPAGNIE 1916 – 1917”.

Visitata la Dolina degli Sloveni si continua a ancora a seguire il sentiero segnato dall’Ecomuseo, direzione S–O, lasciando sulla sinistra i resti del comando del 1° Battaglione del 17° Reggimento Kronprinz con il pannello esplicativo dell’Ecomuseo. Si ritorna così all’inizio del sentiero del monte Chiesa; si ripercorre la “Kronprinz Otto strasse”, sentiero CAI n. 839 in direzione N–O, arrivando in pochi minuti alla Kaiser Karl Strasse proveniente da Bivio Italia. Prendendo la strada a sinistra, direzione S e abbandonando così il sentiero CAI n. 839, in poco più di 2 minuti si arriva al Fontanello del Cuvolin, luogo di passaggio e di stazionamento delle greggi. Lasciando sulla sinistra l’omonimo Baito, q. 2021., con possibilità di ricovero in caso di maltempo, si prosegue in leggera discesa sempre sulla Kaiser Karl Strasse fino alla Busa del Cavallo; sulla destra si vede il cumulo di sassi derivante dal crollo del monumento eretto dagli austroungarici in onore dei caduti della battaglia dell’Ortigara del 1917. Qui sorgeva il cimitero militare del Cuvolin che conteneva quasi 900 salme. Di fronte al cimitero sorgeva un centro logistico austroungarico nel quale erano posizionati baraccamenti, magazzini, servizio medico e veterinario; nei pressi si trovava anche una delle principali funivie proveniente dalla località Larici. Dall’estate 1916 all’autunno 1917 la zona ospitava la sede del comando della 12° brigata di fanteria austroungarica oltre a quella del 17° reggimento Kronprinz; i due siti sono segnalati da pannelli descrittivi dell’Ecomuseo. 

Si continua sulla strada sterrata arrivando in breve al bivio di q. 1985 con cartelli segnavia CAI; a destra si stacca il sentiero n. 835 che conduce a Cima XII (Ferrozzo) il quale con i suoi 2336 m è la cima più alta dell’Altopiano dei Sette Comuni e della provincia di Vicenza. Si prosegue sulla strada, ora in comune con il sentiero CAI n. 835, in direzione S–E e sempre in discesa fino a q. 1960 dove la strada con un breve strappo in salita conduce ai 1987 m di Bivio Italia. Bellissimo il panorama a N sulle cime più alte dell’Altopiano dei Sette Comuni. Bivio Italia sorge alla testata della Val Galmarara e come scrive lo storico e alpinista Gianni Pieropan: “Siamo a Forzelletta Galmarara, perché questa è la vera identità del luogo”; appena sopra, in direzione S, sorge un piccolo Baito utilizzabile come riparo in caso di maltempo. A Bivio Italia, sul lato della strada, è presente un cippo che riporta l’iscrizione: “ KAISER KARL STRASSE 1916 – 1917 6 J. D.”. Da qui infatti prende origine questa importante arteria intitolata all’Arciduca Carlo d’ Asburgo di vitale importanza per le truppe austroungariche presenti nella zona dell’Ortigara. Si prosegue sulla strada in netta discesa, direzione E percorrendo due ripidi tornanti e arrivando in breve l “BIVIO CONRAD”, riconoscibile per la presenza di un cippo sul lato sinistro della strada che riporta l’iscrizione: “ MECENSEFFY STRASSE – erbaut vom K.U.K. J.R. 27 1917” che qui inizia; sono presenti anche alcuni vecchi cartelli indicatori del sentiero della pace (estate 2013). Al bivio Conrad si prende a sinistra, direzione N mentre proseguendo diritti invece si va a malga Galmarara. Seguendo la Mecenseffy Strasse, in discesa, si attraversano i Granari di Pozze; sulla sinistra della strada, in vista del monte Forno, si incontrano le caverne e i resti del comando del 24° reggimento Stiriano “ KONING DER BELGIER”. Pochi metri più avanti, a destra, si trova l’ampia dolina della Busa della Pesa dove sorge la ricostruita chiesetta di monte Forno e i resti del cimitero militare del 27° reggimento di fanteria stiriano “ Albert I° Koning der Belgier” di Graz. In questo cimitero furono sepolti 121 soldati austriaci e 21 italiani tra cui quattro ufficiali. La croce lignea che vi era stata posta nel 1917 fu recuperata dai soldati stiriani in ritirata alla fine della guerra e portata a Graz dove è tuttora presente. Di lei resta solo il basamento, ben conservato, con una iscrizione militare di allora. Da qui in 5 minuti si ritorna al parcheggio del monte Forno.

ITINERARIO MONTE CHIESA m. 2061

DIFFICOLTA': media

DISLIVELLO TOTALE: 410 m

LUNGHEZZA: Km 13

TEMPO: 5-6 ore

PERIODO: da giugno a ottobre

PERCORSO: sentiero C.A.I. n. 839