OSPEDALI DA CAMPO

Portaferiti austroungarici decorati nella zona delle Tre Cime di Lavaredo

Portaferiti austroungarici decorati nella zona delle Tre Cime di Lavaredo

Durante la Grande Guerra l’uomo fu veramente solo con la sua fragilità, soprattutto quella fisica ed emotiva. Equipaggiamenti e tecnologie insufficienti rendevano minime le probabilità di sopravvivenza anche in caso di ferite che oggi sarebbero considerate quasi trascurabili; i primi soccorsi erano prestati dai compagni, come potevano, e l’evacuazione avveniva fortunosamente e in barella. Gli scenari di guerra erano inoltre talmente devastanti che il numero degli alienati per shock da combattimento fu elevatissimo in tutti gli eserciti. Eppure l’uomo e la scienza seppero in parte reagire anche a queste situazioni e la medicina militare, in particolare la chirurgia d’urgenza, fece passi da gigante in pochi anni. Certo è che le fotografie scattate sui campi di battaglia mostrano l’immensità e l’impossibilità di porre del tutto rimedio ai drammatici effetti della guerra. Così Medici e Portaferiti, oltre agli stessi Cappellani Militari, per l'incredibile e difficilissima opera svolta spesso sotto il fuoco nemico e a costo della vita, esprimeranno le migliori doti di coraggio, pietà e solidarietà tra i soldati di tutti gli eserciti.

Sopra, dall'alto nelle prime tre righe: posto di pronto soccorso del 14° Hessen, immagini del servizio di Sanità italiano e austroungarico (serie di fotografie) e infine autoambulanza americana a Cima Grappa. Nell'ultima serie orizzontale di quattro fotografie: ospedale da campo in baracche di Calliano realizzato dal Genio della 11^ Armata austroungarica, autoambulanza inglese a Caporetto in attesa di ordini (aprile 1917), posto di soccorso del 17° Ritter Von Milde a Cotici il 7 febbraio 1916, Don Feliciano Marini con l'ambulanza all'ospedaletto da campo n. 114

Fronte Dolomitico: sistema di teleferiche italiane per l’evacuazione dei feriti

Fronte Dolomitico: sistema di teleferiche italiane per l’evacuazione dei feriti