SERG. ABRAMO BERTASIO - 86° Autodrappello

XXVI Corpo d’Armata

Durante la Grande Guerra, in solo quattro anni, pur a causa di un’immane tragedia, l’Italia compì un enorme balzo in avanti sotto l’aspetto tecnologico e degli stessi equipaggiamenti militari. Soldati che sino a pochi anni prima erano vestiti con uniformi di tipo risorgimentale, si ritroveranno poco dopo catapultati nell’era dei motori a scoppio e alcuni di loro, arruolatisi come semplici militari di un esercito neonato e ancorato alle tradizioni post-napoleoniche, diverranno veri e propri pionieri nella conduzione delle primissime autovetture e motociclette per uso bellico. Questa in sintesi fu la storia di un giovanissimo soldato bresciano, Abramo Bertasio, di professione pittore, nato a Vobarno il 23 marzo del 1890. Chiamato per il servizio di leva a Fano nella 2^  Compagnia del 94° Reggimento di Fanteria il 25 ottobre del 1910 si distingue fin da subito per alcune particolari attitudini militari grazie alle quali potrà congedarsi temporaneamente con il grado di Caporale Maggiore. Oltre infatti ad essersi espresso come ottimo “ciclista” (particolare quasi premonitore di quanto accadrà pochi anni dopo durante la Grande Guerra), consegue l’11 luglio del 1911 la qualifica di Tiratore Scelto, riconosciutagli con uno specifico diploma dopo aver superato numerose prove di tiro con il fucile Mod. 1891. 

Dopo essere tornato alla vita civile e alla sua professione di pittore e decoratore, nella nuova chiamata alle armi per l’entrata in guerra dell’Italia, nel giro di quattro anni, quella particolare abilità dimostrata nel ciclismo che il Comandante di Compagnia aveva voluto sottolineare nel libretto di servizio personale, evidentemente conseguenza della passione del Caporale Maggiore Abramo Bertasio per la velocità e le due ruote in particolare, trova sorprendentemente un’applicazione concreta. Si stanno infatti forgiando con grande urgenza gli equipaggi dei primi mezzi motorizzati a scoppio in dotazione all’Esercito Italiano e Abramo Bertasio è proprio uno dei primi soldati ad essere selezionato per questo particolarissimo impiego che vedrà di fatto la nascita dell'intero corpo automobilistico.

Già il 17 ottobre del 1915, solo pochi mesi dopo l’inizio della guerra, dopo uno specifico esame consegue l’abilitazione alla guida di autovetture a scoppio in servizio militare. Si trattava a tutti gli effetti di un servizio talmente innovativo da essere considerato sperimentale e posto inizialmente sotto la direzione del Comando del 6° Reggimento Genio Ferrovieri. Dopo diverse prove ed esercitazioni con le prime automobili adibite all’impiego bellico dall’Esercito Italiano, Abramo Bertasio raggiunge la zona di guerra dove le autovetture sono impiegate soprattutto per i collegamenti veloci e le attività di porta-ordini tra diversi Comandi di operazioni. Agli Autodrappelli infatti sono assegnati fin dal 1915 tutti i servizi di prima linea. Durante la “Strafexpedition” del maggio 1916 i Servizi Automobilistici svolgono un ruolo essenziale nel contenere l’offensiva Austroungarica in particolare verso la Val d’Astico dove in soli quattro giorni riescono a trasportare 120.000 uomini con 800 autocarri con i conducenti impiegati anche in turni di 48 ore consecutive. Abramo Bertasio, promosso Sergente, si trova poi coinvolto alla fine di ottobre del 1917 nelle convulse fasi della ritirata di Caporetto quando il mantenimento delle comunicazioni tra i reparti e i Comandi assumeva un’importanza drammatica.

 

Lo testimonia l’originale di un ordine scritto conservato della famiglia, datato 1 novembre 1917, con il quale il Sergente Abramo Bertasio, incaricato con l’Autocolonna n. 16 del trasporto per il salvataggio di alcuni plichi riservati ed urgenti a Conegliano Veneto (Treviso), viene autorizzato a scegliere autonomamente il “percorso meno ingombro” dalle truppe in ritirata “rientrando immediatamente alla sede del Comando”. Ma le condizioni delle strade e i disperati frangenti della ritirata rendono la missione più difficile del previsto e in quel caso il nostro Sergente, rimasto bloccato per tre giorni, recuperato un motociclo del 1° Autoraggruppamento (il n. 4799), per l’uso del quale non era ancora abilitato), fa precipitosamente rientro a Orsago, sede del suo reparto, ormai in procinto di cadere nelle mani del nemico. Pochi giorni dopo il vicino Piave, che si trovava solo alcuni chilometri alle loro spalle, sarà passato dall’intero Esercito Italiano in ritirata il quale si attesterà sulla riva destra che terrà sino al giorno della riscossa.

Tra centinaia di migliaia di soldati riusciti a passare sugli ultimi ponti prima che saltassero in aria vi sarà anche il portaordini Abramo Bertasio e quella motocicletta che, pur essendo un autista di autovetture, era riuscito caparbiamente a portare con sè. Il nostro soldato, servendo presso l’86° Autodrappello del XXVI Corpo d’Armata, corona poi ufficialmente il suo sogno sulle due ruote il 1 marzo del 1918 quando consegue l’ambita certificazione di idoneità alla guida dei motocicli in servizio militare, seguita il 30 aprile dello stesso anno da quella per la conduzione delle moto-carrozzette (sidecar). Per questo scatterà diverse fotografie che lo ritraggono a bordo dei motocicli e sullo sfondo dei primi autoparchi militari con autovetture e le nuove autoblindo i cui equipaggi avevano un particolarissimo spirito di corpo, consapevoli del loro ruolo pioneristico, che traspare da diverse loro fotografie di gruppo insieme alle loro “mascottes”, provando le macchine dei Comandi o vicino ad alcune rare motociclette di produzione straniera.

Durante le pause, non di rado dipingeva o realizzava piccole sculture, anche utilizzando reperti bellici raccolti sul terreno. Il Sergente Abramo Bertasio resterà in servizio ben oltre il giorno dell’armistizio del 4 novembre del 1918, come dimostra una fotografia scattata con tutti i suoi commilitoni, ritratti finalmente con i volti allegri e distesi, una volta finita la guerra; aveva seguito infatti l’avanzata delle truppe italiane verso est sino a Fiume: qui, ad Abbazia, con gli Autieri del suo Autodrappello scatterà proprio questa splendida fotografia di gruppo e una sulla riva del mare con le loro ormai inseparabili moto-carrozzette tirate finalmente a lucido dopo centinaia di chilometri percorsi sulle strade della Grande Guerra.

Gli uomini dell'86° Autodrappello del XXVI Corpo d'Armata. Al centro, con la sua inseparabile mascotte, il Sergente Abramo Bertasio

L’importanza assunta dal servizio svolto dai primi conducenti delle autovetture e motociclette per uso militare dell’Esercito Italiano era nel frattempo arrivata ai massimi livelli oltre che testimoniata dalle impressionanti cifre comunicate dal Comando Supremo: ben 118.300 militari destinati a questo servizio, con i loro 37.700 automotoveicoli, divisi in 75 autoreparti, 23 reparti autotrattori, 614 autosezioni, 216 sezioni traino, 283 autodrappelli, 39 squadre forni Weiss a traino meccanico e 11 equipaggi da ponte. La Bandiera del Servizio Automobilistico, onorando il ricordo delle innumerevoli missioni dei suoi Autieri, è stata decorata anche con la Croce al Valor Militare per “l’attività, la perizia e l’abnegazione con cui portò alle battaglie il rombo dei suoi infaticabili motori, dando valido concorso alle truppe combattenti nel conseguimento della vittoria – Trentino, maggio/giugno 1916 -  Piave, giugno 1918”. Durante la Grande Guerra saranno poi innumerevoli le decorazioni al Valore individuale conferite agli Autieri per gli atti di eroismo compiuti a bordo di autoblindo, autovetture, camion, motociclette e ambulanze. Finita la guerra, al Sergente Abramo Bertasio verrà concessa una licenza “illimitata” ai sensi del telegramma del Comando Supremo che di fatto l’11 agosto del 1919 gli consentirà di tornare a Salò dalla sua famiglia. Il congedo definitivo avverrà quattro mesi dopo presso la 2^ Compagnia Automobilistica del Reggimento Artiglieria a Cavallo il 20 dicembre del 1919: un reparto con sede a Monza, cittadina lombarda che diverrà famosa proprio per le corse di motociclette ed autovetture sul suo circuito. Negli anni Venti, dopo un’esperienza in Somalia che lo porterà a conoscere le popolazioni dell’interno dove si spingerà guidando proprio i nuovi mezzi meccanici conosciuti durante la Grande Guerra, Abramo Bertasio seguirà la sua vera passione ovvero l’arte figurativa grazie alla quale diverrà apprezzato pittore, decoratore, scenografo (in particolare di scenari teatrali) e membro della Deputazione Teatrale Salodiana.

La Croce al Merito di Guerra del Serg. Bertasio

Insegnerà alla Scuola “Romualdo Turrini” di Salò e in molti corsi di artigianato. Sarà tra l’altro il progettista del pulpito del Duomo di Salò, inaugurato dal Cardinale Roncalli nell’ottobre 1953. Per la sua abilità fu ricercato per la decorazione di natanti per cerimonie come la nave costruita in occasione del Congresso Eucaristico Interprovinciale del 26 maggio – 2 giugno 1935 e una seconda, nell’ottobre 1953, in occasione delle celebrazioni per il Quinto Centenario della fondazione del Duomo di Salò, presente il Cardinale Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. Ricordato anche per il restauro della Chiesa di San Bernardino di Salò, diverrà un appassionato canottiere vincendo gare importanti e divenendo membro della Direzione della Società Canottieri del Garda. In ricordo della sua esperienza nella Grande Guerra. che non potrà mai dimenticare, dipingerà un piccolo quadro dal soggetto assai emblematico, ancora custodito dalla figlia Angiolamaria; raffigura l'atto supremo del Fante in battaglia, una scena da lui vista mille volte al fronte. Pur non avendo partecipato fisicamente a questo tipo di azioni, ma avendole vissute e viste direttamente correndo rischi analoghi con le proprie missioni in motocicletta tra le prime linee, Abramo Bertasio voleva ricordare i commilitoni Caduti in combattimento e, giustamente, rivedersi in un certo senso proprio come uno di loro; guardando il quadro da vicino infatti, il volto del Fante che supera i reticolati è in realtà un piccolo autoritratto del portaordini Sergente Bertasio. Divenuto poi Consigliere comunale e assessore ai lavori pubblici del Comune di Salò, animatore e sostenitore di manifestazioni di carattere sportivo e culturale, il Sergente Abramo Bertasio, Croce al Merito di Guerra del Regio Esercito Italiano, morirà nella bellissima cittadina gardesana il 3 novembre del 1958 (note dall’Albo d’Onore del Servizio della Motorizzazione dell’Esercito Italiano – Ispettorato Generale, 1966 – fotografie per gentile concessione della Sig.ra Angiolamaria Bertasio).

Abramo Bertasio (1890-1958): Fante Italiano all'assalto (Collezione Famiglia Bertasio)