DOLOMITI

Un altro incantevole scenario ambientale non risparmiato dalla Grande Guerra. Qui spesso chi vi combatte lo fa per la propria casa e talvolta contro genti da lui non lontane nella vita civile, operando esclusivamente in alta quota e con piccoli reparti, spesso in condizioni climatiche estreme. Ma i protagonisti dovranno lottare anche contro il comune nemico dell’inverno, soprattutto nel 1917, affrontando ogni genere di sacrificio e realizzando imprese alpinistiche di straordinario valore. Gran parte di queste immagini eccezionali sono state gentilmente concesse dalla Collezione Silvio Minto.

Un ambiente sino ad allora inviolato inizia a popolarsi di uomini e materiali; nei luoghi più impensati e alle quote più elevate sorgono baracche e vengono scavate trincee: solo la neve e le nuvole riescono ad ammantare e nascondere, talvolta, le ferite inferte alle montagne dalla guerra.

Sopra, da sinistra: vista del Monte Piana; trincee nella neve sul Monte Piana; la Marmolada fotografata il 28 ottobre 1916; baracche e salite attrezzate con scale in legno sul Nuvolau

 

Soldati austroungarici in raccoglimento - zona Passo Pordoi

L’uomo vivrà e combatterà per anni su queste cime inseguendo quando possibile una parvenza di normalità che sarà rapidamente travolta dalla guerra e piegata dalle condizioni climatiche proibitive. Così vicino al cielo, nell'eterno silenzio della montagna, molti cercheranno naturalmente in una fede sincera il conforto alle proprie sofferenze. Sempre più spesso la sopravvivenza di chi resterà in alta quota dipenderà dal sacrificio dei portatori e delle colonne che risaliranno dai fondovalle. Tutto questo finirà per rafforzare nella maggior parte dei soldati, oltre al rispetto per la grande montagna, i sentimenti di solidarietà e pietà tra commilitoni e non di rado fra gli stessi avversari.

Sopra, da sinistra: fanfara degli Alpini sulle Tre Cime di Lavaredo; gruppo di soldati austriaci in posa vicino al Passo della Sentinella il giorno di Natale del 1915

 

 

Soldato austriaco con equipaggiamento invernale ritratto nel 1917 sulla Marmolada

Lo scioglimento delle nevi rivela a ogni estate vere e proprie città di baracche oltre alle rovine dei paesi distrutti nei fondovalle rendendo più visibili le postazioni occultate sui rovesci delle montagne, al riparo dal fuoco delle artiglierie.

Sopra, da sinistra: baraccamenti austriaci a Passo delle Selle; macerie nell’abitato di Landro; baracche austriache in zona Fedaia

 

 

Sopra, da sinistra: percorso attrezzato di Forcella Giralba verso Cima XI (agosto 1917); galleria scavata nella neve di una valanga lungo la strada per Sottoguda; baraccamenti e accessi attrezzati sul fronte dolomitico; soldati austriaci percorrono un passaggio attrezzato in zona Marmolada

 

Soldati austriaci percorrono l'interno dei ghiacci della Marmolada

Per superare le difficoltà imposte dall’ambiente e dalla guerra l’uomo non esita a ricorrere a tutte le soluzioni, anche quelle sino ad allora meno sfruttare; ne è un esempio sia per le truppe italiane che nell'esercito austroungarico l’uso dei cani da slitta o da traino per trasportare armi, materiali o piccoli pezzi di artiglieria.

Ma l’autunno e l’inverno arrivano ancora una volta puntuali e implacabili, così sul fronte dolomitico la neve e la natura, ovunque, tornano molto presto le padrone assolute dei destini e delle vite degli uomini, senza distinzione di bandiera e divisa. Tra le tormente di neve e il freddo glaciale, a quote altissime, si consumano storie di coraggio ed eroismo che rimarranno per sempre senza nome; solo di tanto in tanto, fino a un secolo dopo, il movimento dei ghiacciai libera ancora da quella morsa gelata uomini e cose di quella guerra, restituendoceli intatti dalla loro tomba di cristallo come se il tempo da allora si fosse fermato.

Sopra, da sinistra: scorcio delle Tofane sotto la nevicata; panorama della Tofana II - Fontananegra; la neve alta sommerge le postazioni e i reticolati nella zona della Croda Rossa