GIOVANNI BONATO - 2° REGG. ARTIGLIERIA DA MONTAGNA

Questa pagina è dedicata al soldato bassanese Giovanni Bonato, appartenente al 2° Reggimento Artiglieria da Montagna, ed è stata realizzata grazie alla disponibilità di sua nipote Giovanna alla cui famiglia siamo grati per la concessione dei testi e delle immagini. Una testimonianza fotografica e umana che ripercorre diversi teatri della Grande Guerra nella vicenda personale di un giovane classe 1892, figlio di Francesco e di Maria Scalco, un ragazzo dai capelli castani e dagli occhi grigi, per l’epoca di grande statura e corporatura robusta, anche per questo inviato tra gli Artiglieri da Montagna. Le sue prime immagini, oltre ai ritratti tradizionali, risalgono al 1913 dove nella galleria sottostante viene ripreso un gruppo di Alpini in esercitazione con una batteria someggiata in primo piano (altre sono sullo sfondo); siamo nella zona di Cima Undici e Alpini devono governare il carico in discesa cui fa spazio il resto della colonna (notare il trombettiere sulla destra). Sono gli anni in cui si salda lo spirito di corpo nei più giovani, anche i cosiddetti "cappelloni" della classe 1893, ritratti nella successiva foto di gruppo. 

Il reparto è impegnato vicino a Rovereto dove vengono scattate le fotografie successive che ritraggono una Messa al campo (23 giugno 1915) e una parte di strada scavata sul rovescio della montagna, aperta proprio dagli uomini della 21^ Batteria per potersi spostare al coperto; ciò nonostante i pezzi devono essere spesso portati in quota con notevoli difficoltà come si può vedere dalle immagini.

Per questi giovani uomini sono rari i momenti di spensieratezza e spesso comunque legati agli eventi della guerra, come mostrato da queste fotografie che ritraggono gli Artiglieri Alpini in posa su un pezzo di grosso calibro da 149 mm. Il resto della vita è infatti assai duro, con la quotidianità di un semplice accampamento fra le rocce delle montagne e gli indispensabili muli legati in ordine sul pendio.

Ma la tempesta della Grande Guerra si avvicina sempre più e il settembre-ottobre del 1915 vede il Sergente Giovanni Bonato con la sua batteria sul Col Santo (a questo periodo sono riferite le fotografie della galleria successiva); i pezzi vengono provati sia per il tiro in montagna anche a lunga gittata; da notare nella fotografia al centro della prima riga gli Alpini vicino a una granata austriaca da 305 mm inesplosa.

Nominato Sergente Maggiore già nel 1916 con promozione straordinaria per merito di guerra, durante i combattimenti nella zona di Campo Molon – Costa d’Agra del 18 maggio del 1916 Giovanni Bonato sarà decorato con la Croce di Guerra per la seguente motivazione: “Capo pezzo privato dei serventi da solo resisteva sparando a pochi metri su colonna nemica avanzante. Accerchiato poi da nemici con mossa fulminea toglieva l'otturatore al pezzo e si gettava nel vuoto del burrone sottostante tra la neve, dando prova d' alto sentimento del dovere e di non comune coraggio” (il diploma della decorazione porterà il sigillo e la firma del futuro Ministro Benito Mussolini). E pochi mesi dopo arriverà una seconda Croce di Guerra perchè: “Capo pezzo di una batteria esposta e scoperta, si distingueva per perizia e sereno coraggio in momenti particolarmente difficili (San Grado di Merna, 26 febbraio 1917). Da notare che rispetto alla motivazione ufficiale, quella annotata dai suoi diretti superiori testimoni oculari dei combattimenti recitava invece: “Quale capo pezzo, bersagliato e colpito l' appostamento da granate nemiche continuava allo scoperto a dirigere il fuoco del suo pezzo, incitando colla parola e con l'esempio i propri serventi dando prova di grande valore”. E' proprio nella zona di Merna che sono scattate le immagini successive; rispetto ai primi giorni, nelle fotografie verticali si possono già leggere i postumi dei combattimenti sempre più duri.

Le fotografie sono scattate infatti con i pezzi in punteria, gli uomini in trincea, molti sempre con l’elmetto in testa, tra sacchetti di sabbia e ripari realizzati con i tronchi, i volti meno sorridenti (23 marzo 1917).

Le prove per gli Artiglieri da Montagna diventano sempre più estenuanti ma i soldati di passaggio per Cividale scattano la successiva foto di gruppo prima di raggiungere il tremendo campo di batttaglia del monte Vodice.

Qui il Sergente Maggiore Giovanni Bonato si distinguerà poi ancora una volta anche nei combattimenti dove nel maggio del 1917 meriterà un encomio solenne poi seguito dalla Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Capo pezzo di una batteria sulla linea più avanzata della fanteria, distruggeva con ben diretto fuoco una mitragliatrice nemica. Colpito il suo pezzo da granata avversaria, riusciva a porlo in salvo superando con coraggio ed abnegazione tra singolari difficoltà di ogni genere (Monte Vodice, 20 maggio 1917). Anche in questo caso gli appunti del suo Tenente Giovanni Scovero riveleranno una condotta eroica, meritevole in realtà della Medaglia d’Argento, così annotata dai superiori diretti: "Capo pezzo comandato allo scoperto al proprio pezzo per proteggere i battaglioni attaccanti, apriva il fuoco con grande perizia, mettendo al silenzio postazioni di mitragliatrici e continuando a rendere piu' facile l'avanzata dei battaglioni medesimi. Bersagliato poscia da cannoni nemici, colpito in pieno petto, sprezzante del pericolo rincuorava i compagni alla resistenza, coll'esempio e colla parola dando prova di grande valore e di non comune coraggio”.

Dopo quei durissimi scontri nei quali cadranno oltre 250 uomini del reparto, sarà direttamente il Comandante dell’Artiglieria del 2° Corpo d’Armata – il Colonnello Brigadiere Baistrocchi - ad inviare il 18 giugno del 1917 agli Artiglieri del 7° Raggruppamento e al Maggiore Albano, una nota personale di riconoscimento agli “strenui vincitori del Vodice”. Ma la guerra prosegue implacabile e, catturato dal nemico il 7 dicembre del 1917, il nostro Sergente Maggiore Giovanni Bonato potrà rimpatriare solo il 7 novembre del 1918. Solo il 27 novembre del 1920 riceve una prima lettera da uno dei suoi ufficiali, il Ten. Giovanni Scovero, che così ripercorre le drammatiche vicende del Vodice vissute insieme a lui, peraltro descrivendo le reali motivazioni delle decorazioni proposte per l’eroismo del Sergente Bonato:

“Caro buon amico perdonerai anzitutto se non risposi subito alle tue del 27-9 e 14-10 c.a avute soltanto ora al mio ritorno dall'America ove mi ero recato per affari inerenti alla nostra industria. Giovanni carissimo io sono sempre l'amico Scovero del Vodice, non credere come tu scrissi che il tempo abbia cancellato ogni traccia di quelle giornate ove fummo messi alla più dura prova che si possa pretendere dall'uomo, in una comunione di propositi e d'azione che fratelli dovevamo invidiare; e che noi ci valse l'ammirazione dei generali Papa, Cascino e De Franceschi che il fatale destino doveva troncare le loro nobili figure e con le quali ... noi oggi saremmo stati giustamente ricompensati. L'inferno di quella cima, le dodici battaglie memorabili delle quali una che ancor oggi rivedendo il mio diario riprovo un giusto orrore per quei poveri fratelli, dilaniati e sepolti dall'ordigno stesso che li uccise. Nessuna mente umana potrà riprodurre per la storia quei ventisette attacchi nei quali sparammo tutto quello avevamo nè ci bastò la dotazione ordinaria e straordinaria dei proiettili per quelle quattro fornaci quali erano i nostri cannoncini (perdona questo è un particolare del mio diario di quella notte), il sangue freddo di tutti i miei serventi che caddero uno accanto all'altro taluni a brandelli in mezzo a quella musica indiavolata mi fa piangere ancor'oggi ... la figura morale di quei umili gregari grandi nel dovere più che tutti i generali assieme riuniti. Titubavano talvolta, si ritiravano dieci passi poi di nuovo al pezzo, nè occorreva il mio incitamento per farli sparare, sparavano, sparavano, uccidevano ed erano a lor volta uccisi. Dodici mute furono cambiate lo ricordi? Non so poi di noi due io credo che saremo destinati ad avere qualche altra grande sfortuna perchè non dovevamo uscire vivi da quei sassi che ricordano tanti gemiti e tanti dolori e che non uno credo sia rimasto senza una cannonata. Quel nostro affratellamento nato nel sangue, cementato nel sangue, vivrà come vivrà il ricordo affettuoso di quei poveri che non indietreggiarono nè furon stanchi, conoscevano il dovere, ci tennero al dovere morirono pel dovere. Di te poi non so cosa dire, fosti proposto da dieci per lo meno dal generale, dai battaglioni alpini, dal capitano, dal maggiore ed ecco, dove sono le promesse?Le hanno però avute i Colonnelli, Capitani etc.consegnato con gran pompa; degli altri gruppi da Montagna ben 21 furono premiati con medaglie al valore e nella nostra batteria è ... del capitano. Vergogna! Scrivendoti ed ritornando alla mente in quei luoghi mi viene a piangere pensando alle ingiustizie commesse a danno dei nostri soldati che seppero guadagnare a quel capitano allori e medaglie e loro nulla, nulla! Giovanni la causa però va attribuita in gran parte alla diretta mancanza di controlli, tutto era distrutto nè seppero mai di preciso chi maggiormente s'è distinto. Per conto mio quelli che sono stati lassù avrebbero dovuto farli gran cordoni o collari etc. ecco com'io giudico le cose! Quello che tu hai fatto lo so io solo, ma il capitano l'aveva pure saputo e conosceva cosa vi meritavate, mi disse d'averti proposto, ma sarà da crederlo? Io scriverò ancora a quel Signore, ricorderò tutto vedremo cosa dirà seppur mi risponderà! A noi il pane nero,ai codardi, l'arrosto immeritato! Ben 267 risultano morti e feriti della Batteria in quel mese (maggio). In proporzione 5... dei reggimenti di linea, ciò è sufficiente ad una mente serena per giudicarci. Giovanni ti dissi quella volta che ferito mi trasportasti a (V...) che ci avremmo scritto sempre, ma così non fu mi hai scritto poche volte, voglio di più ti prego. Verrai pure a trovarmi oppure verrò io, solo mi farai piacere dirmi come posso aiutarti o ti potrò aiutare senza riguardi, anzi voglio esserti utile in qualche cosa perchè lo meriti perchè fosti sempre grande nel dovere e semplice con tutti i tuoi superiori e compagni che ti rendeva maggiormente caro. Non cercavano che te, di te solo si fidavano. Iddio ti benedica e ti assista,tutto il bene che hai fatto per la Patria ti sarà altrettanto bene nella vita civile,e i vili e gl'inetti sono ammirati dai vili, i coraggiosi e prodi anche dagli stessi nemici! Spero passerai bene i tuoi giorni, la sfortuna non ti dovrebbe colpire perche' troppo hai fatto, troppo ti sei profuso pur sapendoti male ricompensato. Mi richiedi a proposito una copia delle motivazioni delle tre proposte del campo Molon – col Grado Merna e Vodice. Io ho solo elementi vaghi, e il mio carnet particolare nel quale ho tante cosette cercherò con questo e un altro diario compilato nell'opedale di ricostruirti le motivazioni (pressapoco) quelle reali, cosi' potrai avere si, una testimonianza seppur poco autorevole ma sarà se non altro per i tuoi figli, avranno una scuola morale ed impareranno ad amare vieppiù il loro padre il quale per loro ha sacrificato i suoi bei anni per la grandezza dell'Italia per l' umanita' tutta. Ti trascrivo per primo quella di Campo Molon (...). Giovanni pressapoco sono queste ma per conto mio nel solo Vodice avrebbero dovuto dartene 3 solo là. Ecco quello che io ti dico porta pazienza scrivi spesso ti accompagni pertanto il fervido augurio del tuo vecchio Tenente fiero di averti avuto compagno in quelle giornate.

Abbraccioti affettuosamente

tuo Giovanni Scovero

E il 13 dicembre del 1924 il Sergente Maggiore Giovanni Bonato riceverà anche una lettera del suo Capitano Adolfo Perrone, della 21^ Batteria Artiglieria da Montagna, inviatagli da Roma a ulteriore conferma dei due alti riconoscimenti a lui conferiti. Ecco le sue parole:

Roma 13 dicembre 1924.

Carissimo Bonato, non so se tu sappia che al bollettino militare del 6 ti sono state assegnate queste due ricompense: 1) Medaglia di Bronzo al Valor Militare perchè (...) 2) Croce al valore al merito di guerra perchè (...). Come vedi la giustizia è tarda, ma giunge sempre in tempo a riparare alle dimenticanze. Credo che sarai soddisfatto, come lo sono io che ti ricordo sempre come uno dei migliori graduati che ho conosciuto in guerra. Naturalmente io ti avevo proposto per una medaglia d'argento ed una di bronzo; se il risultato non è stato completo non dobbiamo rammaricarci. Tu hai ormai ufficialmente le insegne del valore e potrai fregiartene con giusto orgoglio. Ricordami e trova anche in questa mia lettera una prova di più del mio affettuoso ricordo.

Ti stringo forte la mano tuo aff. Cap. Perrone.

Stato Maggiore Centrale Segreteria di S.E. il Capo di S.M.

Fu così che il nostro Sergente Maggiore Giovani Bonato troverà anche nelle parole dirette dei suoi stessi ufficiali l’ulteriore conferma dell’altissima stima e della riconoscenza che i superiori nutrivano da sempre nei suoi confronti. E alcuni anni dopo, lo stesso Capitano Perrone nel frattempo divenuto Colonnello (sarà poi Capo di Stato Maggiore tra il 1934 e il 1936), a dimostrazione dell’incrollabile stima ed amicizia sugellate nei durissimi frangenti della guerra, così scriverà nella toccante cartolina del 10 aprile 1929:

Caro Bonato purtroppo la tua fedeltà e bontà non è stata coronata da successo ed io che non ho avuto il piacere di stringerti la mano quasi a simbolico affettuoso saluto per tutti i vecchi e grandi soldati della 21^ batteria, ho provato vivo dispiacere. Perchè anzitutto non dimenticherò mai quello che abbiamo fatto insieme e quello che voi avreste fatto in ogni circostanza e poi perchè ti avrei volentieri salutato come uno dei migliori di quei tempi difficilissimi. Ti ringrazio ad ogni modo, con tutto il cuore, dei tentativi che hai ripetutamente fatti per vedermi e ti assicuro che questo tuo buon ricordo mi ha commosso e persino inorgoglito. Ad ogni modo non dubito che le mie peregrinazioni di ufficiale mi permetteranno un giorno o l'altro di rivederti, e ci compenseremo allora della mancata visita di questi giorni. Ancora ringraziandoti, anche della cartolina, ti stringo forte la mano.

Tuo aff. Ten. Col. Adolfo Perrone

Sono parole commoventi, che seppure rilette a distanza di un secolo, restano a imperitura memoria del valore di quei soldati e dei loro sentimenti di senso del dovere, leale amicizia e profonda fratellanza che segnarono per sempre le loro vite e solo grazie ai quali poterono sostenersi a vicenda durante le terribili prove della Grande Guerra. Di loro ci restano soprattutto gli ideali e alcune delle cose terrene che furono testimoni dei loro sacrifici come il glorioso cappello alpino consunto dagli anni e il ferro della fedele mula "Beccaccia" compagna di tante battaglie, conservati con la stessa cura riservata alle decorazioni al valore più preziose.