PIAVE

Il fiume “sacro” della Patria rappresenta il punto di non ritorno dopo la disfatta di Caporetto ma segna al tempo stesso, con i sovrastanti monti Grappa e Montello, l’inizio della riscossa dell’esercito italiano dei suoi “Arditi” e dei “ragazzi del ‘99”. Lungo il corso delle sue acque, più volte perduto e ripreso in vari punti dal giugno 1918, si compie il sacrificio dei Genieri che realizzano continuamente sotto il fuoco nemico i ponti di barche e le passerelle necessari per passare il fiume. Oltre alla Fanteria e ai Finanzieri, gli stessi Marinai, le cui artiglierie erano state rischierate sui pontoni vicino alla costa e nei canali nel basso Piave, insieme ai reparti dell’eroica Brigata “Sassari” resisteranno a oltranza difendendo Venezia dal dilagare del nemico oltre il Sile. E le truppe britanniche in particolare con le loro artiglierie, oltre a quelle francesi, daranno anche in questa parte del fronte un contributo significativo. Ma nel momento più drammatico quando proprio la piena del Piave spezzerà i collegamenti fra le truppe austroungariche finalmente approdate sulla riva destra e poi costrette a ritirarsi per sempre, saranno ancora una volta gli uomini del Genio a gettare i nuovi passaggi che consentiranno alle truppe italiane di superare a loro volta il Piave inseguendo gli austriaci sino alla vittoria.

Riascoltiamo “La leggenda del Piave” come sottofondo di una ricostruzione digitale realizzata da Natalino Meneghin.