EUGENIO NICCOLAI

Durante la "Battaglia dei Tre Monti" combattuta sull'Altopiano di Asiago venne scritta la prima pagina della riscossa dell'Esercito Italiano il cui morale e le cui forze erano state così profondamente ferite durante la rovinosa ritirata di Caporetto. Dal 28 al 31 gennaio del 1918 alcuni dei migliori reparti delle nostre Forze Armate riscattarono tra il Col del Rosso, il Col d'Echele e il Monte Val Bella l'onore di un'intera nazione, segnando finalmente quel punto di svolta nella conduzione della Grande Guerra che sarebbe poi stato seguito in meno di sei mesi dalla vittoriosa resistenza sul Piave e sul Grappa durante la "Battaglia del Solstizio" fino a giungere alla gloriosa rivincita di Vittorio Veneto. E primi tra quegli uomini valorosi erano i Fanti della gloriosa Brigata "Sassari" (151° e 152° Fanteria) con i loro Ufficiali; erano soldati temprati da ogni genere di combattimento che avevano affrontato sin dalle pietrose distese del Carso, fra le trincee scavate nel terreno sassoso, completamente esposte al fuoco dell'artiglieria, e il cui controllo veniva conteso al nemico con furibondi attacchi, correndo incontro al fuoco delle mitragliatrici e cercando di superare le distese di reticolati che ne proteggevano le postazioni.

Il settore del Col del Rosso, al centro, ripreso dalla Meletta in una fotografia d'archivio di provenienza austroungarica

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Il Col del Rosso innevato in una foto austroungarica

Così in quel freddo inverno del 1918, tra i Fanti lanciatisi all'attacco nel settore meridionale dell'Altopiano di Asiago e risoluti a tutto pur di vincere, ancora una volta spiccavano le mostrine bianco-rosse dei gloriosi "Dimonios" dell'indomita e pluridecorata Brigata "Sassari" (151° e 152° Reggimento Fanteria) la quale già aveva versato un copioso tributo di sangue nel corso dell'estate precedente proprio su queste stesse montagne, tra le quali le insanguinate pendici del Monte Zebio.  Se l'epica storia dei coraggiosi combattenti Sardi, conosciuti come i "Diavoli Rossi" è a tutti nota grazie agli indimenticabili scritti di uno dei loro comandanti, il Capitano Emilio Lussu, scrittore del notissimo libro "Un anno sull'Altipiano", di pari valore fu la figura di un altro ufficiale della "Sassari", caduto in combattimento proprio durante la "Battaglia dei Tre Monti". Si trattava del Capitano di Complemento Eugenio Niccolai da Pausula-Corridonia (MC), laureando in Giurisprudenza e Medaglia d'Oro al Valor Militare, anch'egli in forza all'epico 151° Reggimento Fanteria come Comandante della 6a Compagnia. Un giovane ufficiale che si era già distinto sul Carso quando come Comandante di Plotone aveva partecipato alle più coraggiose azioni della "Sassari" come la famosa conquista della trincea "dei razzi" e di quella "delle frasche" (dove il 23 maggio del 1915 si era immolato il suo concittadino Filippo Corridoni). Promosso per il suo intrepido comportamento in battaglia prima Tenente e poi Capitano, seguirà il destino del 151° Reggimento della "Sassari" sino al suo appuntamento con la morte, sul limite meridionale dell'Altopiano di Asiago, che aveva già conosciuto fin dal maggio del 1916 a seguito degli eventi dalla "Strafexpedition". Un luogo che accarezzerà il suo destino per alcuni mesi, prima di un nuovo trasferimento sulla Bainsizza nell'agosto del 1917 dove nel successivo ottobre il reparto lottò sino allo stremo per proteggere la ritirata dei compagni durante la tragica rotta di Caporetto. Fino a un freddo giorno alla fine di gennaio del 1918, quando la "Sassari" tornò a svolgere un ruolo decisivo proprio sull'Altopiano di Asiago. Così saranno ricordati gli ultimi istanti di vita del Capitano Niccolai, nelle righe della motivazione della massima decorazione al Valore conferitagli: "Con irresistibile slancio, alla testa della propria compagnia, si impadroniva di un'importante posizione, facendovi numerosi prigionieri e catturando armi e munizioni. Assunto quindi il comando di un battaglione, continuava nella intelligente e ardita sua opera, con unità di concezione e affascinante valore. Ferito al viso e a una gamba da schegge di granate a mano, incurante di sè non si allontanava, unico capitano superstite, dal suo posto di combattimento. Nei giorni successivi, sempre infaticabile e imperterrito, validamente contribuiva a mantenere linee estremamente esposte ai tiri avversari infondendo, con vibrante parola e fulgido esempio, fede e coraggio nei dipendenti. Marciava infine a un nuovo attacco, primo fra i primi, raggiungendo nuove posizioni sulle quali, colpito ancora dal piombo nemico, immolava gloriosamente la vita (Col del Rosso, 28-31 gennaio 1918). 

Rovescio delle postazioni nemiche sul Col del Rosso in un'immagine di fonte austroungarica

Il corpo del valoroso ufficiale, a causa dell'intenso fuoco di artiglieria, potè essere recuperato soltanto il 1 febbraio per essere poi successivamente deposto nel cimitero di Fontanelle (Conco), sotto un piccolo obelisco di pietra, vicino alla tomba del suo Comandante di Reggimento, il Colonnello Giovanni Aprosio, caduto nel primo giorno della "Battaglia dei Tre Monti" e a sua volta decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Da qui il corpo del Capitano Niccolai venne esumato nel settembre del 1924 alla presenza dei propri familiari, tra i quali i genitori Ermete e Pia oltre allo zio Tarquinio, per essere infine trasferito nella tomba di famiglia a Macerata. In ricordo del suo eroico comportamento in battaglia, al giovanissimo ufficiale sarà conferita "ad honorem" la Laurea in Giurisprudenza.

Questa pagina internet dedicata all'eroico Capitano Niccolai è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Corridonia (MC); si ringraziano per l'aiuto e il materiale fotografico del "Fondo Niccolai" concesso il Sig. Sindaco Paolo Cartechini e il Sig. Pietro Molini. Per le immagini di parte austroungarica si ringrazia la Biblioteca Nazionale e l'Archivio di Stato di Vienna. Ricordiamo infine che è desiderio della Città di Corridonia dedicare al suo glorioso concittadino una mostra fotografica nel centenario della morte. Per quanti intendessero visitare l'Altopiano di Asiago e il settore del Col del Rosso, ricordiamo il piccolo "Museo dei Tre Monti" realizzato da Guido Baù (Premio G. Pieropan 2015) nel quale oltre a numerosi cimeli e reperti si trova anche una bellissima fotografia del Capitano Niccolai racchiusa al centro di una stella di marmo bianco.

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