ritorno ad armungia

Alberto Cabboi: "Letteratura e Grande Guerra" - Cesuna 2015

La cittadina natale dell’indimenticabile scrittore Emilio Lussu, intrepido ufficiale della pluridecorata Brigata “Sassari” durante la Grande Guerra, padre costituente della Repubblica, figura fondamentale della storia moderna italiana. Un viaggio nel tempo che, dopo cent’anni, ha condotto nell’agosto del 2015 l’Archivio Storico Dal Molin di Bassano del Grappa verso quella terra da dove partirono i valorosi “Dimonios” le cui giovani vite furono sacrificate per la difesa del Veneto. Tornare ad Armungia ha significato chiudere idealmente quel cerchio aperto un secolo fa a Bassano del Grappa da Teresa Guerrato Nardini, Emilio Lussu e dagli altri memorabili ufficiali della Brigata “Sassari”. 

Stefano Aluisini, Ruggero Dal Molin, Alberto Cabboi (Cesuna)

Il coronamento di un sogno, oltre vent'anni di appassionate ricerche del fondatore Ruggero Dal Molin, cultore delle vicende della Brigata "Sassari" e attento valorizzatore della collezione Caneva di Palazzo Nardini, che ha emotivamente coinvolto tutto lo staff dell'Archivio Storico. Un ponte di stima, amicizia e riconoscenza gettato in questi anni grazie ad una serie crescente di iniziative che hanno coinvolto sin dai primi convegni a Cesuna in Altopiano il Responsabile del Museo Emilio e Joyce Lussu di Armungia, Alberto Cabboi, infine culminate con la mostra di Armungia "Un popolo in divisa" dell'agosto 2015.

A sinistra: la cartellonistica di Armungia in memoria della Brigata "Sassari"; a destra: Enrico Caneva, Alberto Cabboi, Ruggero Dal Molin sull'Altopiano di Asiago

Si riallaccia così un profondo e mai dimenticato legame nato durante la Grande Guerra e indissolubilmente strettosi per il coraggio, la generosità, il patriottismo e la solidarietà che animavano quelle figure eroiche di soldati ed ufficiali Sardi ormai divenute leggenda. Quello spirito e quegli ideali allora recati dalla sofferenza delle trincee dell’Altopiano sin nelle stanze bassanesi di Palazzo Nardini o nelle corsie del vicino ospedale, dove la stessa “madrina” Maria Teresa Guerrato Nardini si prodigava come volontaria verso i numerosi feriti della “Sassari”, riemergono così con immutata vitalità in questo prezioso, unico ed affascinante luogo della Sardegna più autentica ed antica. Un vero e proprio luogo della memoria storica nazionale, collocato in un ambiente naturalistico ed archeologico di rara bellezza, memoria della millenaria civiltà Nuragica.  Qui anche il tempo, insieme ai ricordi, sembra essersi fermato.

RITORNO AD  ARMUNGIA (di Ruggero Dal Molin)

Il campo di battaglia della "Sassari" sullo Zebio in una immagine del 10 giugno 1917

Questa mia storia personale, che mai avrei pensato di veder coronata dopo trent’anni in un affascinante ed unico angolo della splendida Sardegna, affonda le sue radici nella nostalgia della mia adolescenza, nei brani antologici studiati alla scuola media che spesso rimandavano a quel “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu i quali aprirono nel mio cuore la strada ad una passione che non mi avrebbe più abbandonato. Il servizio militare tra gli Alpini, ma soprattutto l’amore per una ragazza la cui famiglia era originaria dell’Altopiano di Asiago, mi portarono nell’estate del 1982 ad approfondire quel capolavoro della letteratura rivissuto ripercorrendo i luoghi della Grande Guerra dove l’eroico ufficiale e la Brigata “Sassari” avevano scritto la loro leggenda. Erano i terribili campi di battaglia dello Zebio e di Monte Fior, montagne che assistettero a durissimi combattimenti contro le truppe più agguerrite dell'esercito Austroungarico. Fu così che venni definitivamente conquistato da quelle pagine le cui righe, rilette tra quelle stesse trincee e su quelle stesse montagne, sembravano ridare vita davanti ai miei occhi agli eroici protagonisti che seguivo mentalmente lungo gli assalti, con il loro grido di battaglia ancora portato dal vento. Ricordo come fosse oggi quando, terminata l’ultima pagina dell’edizione Oscar Mondadori, la parola che aleggiava nella mia testa fosse: “Possibile? E’ mai stato possibile tutto questo?”.

Un giovane Ruggero Dal Molin in Altopiano, con libri e appunti, alla Campana dei Caduti - Monte Ortigara

Fanti della “Sassari” in linea sul monte Zebio in attesa dell’ennesimo assalto

Non pochi infatti erano gli episodi sconcertanti e quasi surreali narrati durante lo svolgimento di quelle vicende anche se bisogna ammettere che l’Autore Sardo lasciava adito a poche incertezze quando scriveva nella prefazione: “…io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito. Non alla fantasia ho fatto appello, ma alla mia memoria; e i miei compagni d’arme, anche attraverso qualche nome trasformato, riconosceranno facilmente uomini e fatti…”. E così tornai più e più volte su quei pendii silenziosi, tra i segni impressionanti delle trincee che correvano sui crinali di quelle alture come profonde cicatrici, mute testimoni delle lotte efferate che vi erano accadute. Ancora una volta mi sedetti sul ciglio di una di esse e, davanti a quello scenario impressionante, rilessi lentamente le pagine del VI capitolo dalla mia inseparabile copia di “Un anno sull’Altipiano”. Ricordo ancora il vento impetuoso che soffiava in quel giorno, quell’identico soffio che, rileggendo proprio quel brano, sessant’anni prima trasportava il forte odore di cognac che accompagnava i terrificanti Hurrà degli austriaci all’assalto delle trincee della “Sassari” sul Monte Fior. Mi concentravo su quelle pagine drammatiche, socchiudendo gli occhi e soffermandomi a meditare mentre il vento mi sferzava il viso. La suggestione era molto forte. Leggevo e contemporaneamente alzavo lo sguardo proprio sui luoghi dov’erano accadute quelle vicende che sembravano ancora sussultare sotto il clamore assordante della battaglia. Ma forse dentro quel vento dell’Altopiano era racchiuso quello più forte e profondo della Storia, tanto che a ben pensarci proprio allora, su quella montagna così aspramente contesa, fu lì che nacque la mia intramontabile passione per la storia della Grande Guerra e della Brigata “Sassari” in particolare. Ed è pensando a quel giorno ormai lontano che oggi, al fianco di quella ragazza dell’Altopiano che poi ebbi la fortuna di sposare, sono giunto finalmente al paese natale di Emilio Lussu, Armungia, con lui simbolo delle più antiche tradizioni di un popolo fiero ed indomabile.

 L'agendina donata a Maria Teresa Nardini da E. Lussu

L'agendina donata a Maria Teresa Nardini da E. Lussu

Vi sono arrivato seguendo una strada di passione e di riconoscenza verso i “Dimonios” che combatterono in Altopiano grazie alla quale ho avuto in questi anni la possibilità di incontrare e fare incontrare persone straordinarie rivelandone le "affinità elettive”. La fortuna o forse il destino ha infatti voluto che verso dopo tanti sacrifici fatti per la realizzazione dell’Archivio Storico, facesse un giorno la sua comparsa proprio un figlio di quella terra di Sardegna alla quale ho sempre guardato con tanta ammirazione. Un giovane divenuto ben presto un caro amico, Alberto Cabboi, oggi Responsabile del Museo Emilio e Joyce Lussu di Armungia. Quanti incontri e quanta corrispondenza, riscoprendoci sempre più, io Veneto e lui Sardo, così vicini e così indissolubilmente legati dopo cent’anni da quelle pagine di storia gloriosa. E a ben vedere non c’è da stupirsi di quanto nato dall’incontro eccezionale con Alberto, di quanto il cuore e le menti hanno voluto costruire insieme ed infine raggiungere. Ecco con lui i convegni di Cesuna, le escursioni in Altopiano sui luoghi che videro il sacrificio della “Sassari”, lo schiudersi delle porte di Palazzo Nardini, la generosità di Enrico e della famiglia Caneva e ancora l’incontro di Alberto con le persone e i collaboratori a me più cari come mia sorella Monica, Elena Sartori e Stefano Aluisini, oppure con tutti gli amici dell’Associazione Fronte Sud Altopiano 7 Comuni di Cesuna.

 L'Alpino Roberto Maniero della 145^ Cp Battaglione Alpini "Sette Comuni" (USR) al Convegno di Cesuna

L'Alpino Roberto Maniero della 145^ Cp Battaglione Alpini "Sette Comuni" (USR) al Convegno di Cesuna

Quante serate e soprattutto quante notti a pensare, cercare, sperare, lavorare, io e i miei collaboratori, sempre gratuitamente. Così sono arrivato ad Armungia, così siamo arrivati qui, in questo meraviglioso paese Sardo di cinquecento anime, con la convinzione di aver ripercorso con emozione e soprattutto con il cuore quella strada che portò cent’anni fa gli uomini della “Sassari” a difendere le nostre case, le nostre montagne, come fossero le loro. Come non pensare agli studenti di Bassano che lo scorso aprile si cimentavano nell’ultimo convegno proprio con i brani di Emilio Lussu, con quell’Alpino in divisa della Grande Guerra della 145^ Cp Battaglione Alpini "Sette Comuni" (USR) del Col. Valerio Burattin che alla fine gli regalava una copia di “Un anno sull’Altopiano” mentre dalla regia Natalino Meneghin alzava le luci. Oggi sono qui anche per loro. E anche quel giorno con noi dell'Associazione Fronte Sud Altopiano Sette Comuni c’era Alberto Cabboi e il suo intervento sul grande scrittore fu, come sempre, applauditissimo. E’ stavolta la sua famiglia ad accogliere un Ruggero emozionatissimo qui ad Armungia, e l’affetto che mi porto dentro li ritrovo in sua mamma Luisella, perchè nel guardare a lei con tenerezza vedo la mia, rimasta a casa a Bassano. Tutte e due veri pilastri portanti delle proprie famiglie, le ultime rappresentanti di una generazione di donne italiane che hanno tenuto insieme un tessuto sociale sempre più sfilacciato. Papà Bruno mi svela usi, costumi, piatti tipici della tradizione Sarda, aneddoti di vita vissuta, ricordi e momenti memorabili della vita familiare in questo luogo sospeso nel tempo e incontaminato dalle false promesse del mondo industrializzato. Racconta di quando era ragazzo, di quando suo padre era "capocaccia" ad Armungia, una figura tradizionalmente riconosciuta da tutti, e degli indimenticabili incontri con il grande scrittore Emilio Lussu, fiero delle proprie origini e legatissimo al suo paese.

Tommaso Lussu, nipote di Emilio Lussu, con R. Dal Molin

E la tradizione di Armungia, a quaranta chilometri dal più bel mare che si conosca, sotto il suo impressionante Nuraghe millenario e l'antico borgo con la Bottega del Fabbro e il Museo Antropologico, non tarda ad accoglierci e a sommergerci in una tempesta di emozioni, di ricordi e di sensazioni. Il nostro primo incontro con la sua gente avviene in una sagra indubbiamente unica, quella de “Su Pistoccu”, il pane tipico di Armungia, il più antico della Sardegna, fin da tempi lontanissimi preparato per i pastori in sfoglie sottili e croccanti ma che, se bagnate con acqua, riacquistano in pochi minuti le caratteristiche di pane fresco. E’ l’occasione per ritrovarsi tutti assieme e rinnovare le antiche tradizioni dei balli Sardi, come il Campidanesu, un modo assai efficace per mantenere viva la cultura più autentica di un popolo antico. L'ospitalità e la generosità che percepiamo ci mette quasi in imbarazzo, con questa tradizione vissuta in una tale naturalezza da riportarci col pensiero anche alle nostre case, ma molti molti anni fa, in tempi più semplici e felici. In questo grande abbraccio popolare, iniziato sin dal primo giorno con il Sindaco Antonio Quartu che ci ha accolto e ospitato in modo meraviglioso, abbiamo avuto l'onore di conoscere anche Tommaso Lussu, nipote del grande scrittore. Impressionante la sua somiglianza con il nonno, per la corporatura ma soprattutto per la fisionomia del volto: e il sorriso, quell’incredibile e identico sorriso di Emilio che avevo imparato a riconoscere nelle fotografie dove l’eroico ufficiale è ritratto sul terrazzo di Palazzo Nardini a Bassano in compagnia di Teresa Guerrato Nardini. Il privilegio che mi riserverà personalmente, quello di poter visitare l'abitazione privata e di potermi sedere allo scrittoio dove lavorava Emilio Lussu, resterà uno dei ricordi più belli della mia vita.

Quando entriamo nell’edificio, Tommaso Lussu mi spiega infatti in modo paziente e affascinante come questa casa, da tipica abitazione tradizionale a corte mediterranea, abbia mantenuto anche all’interno tutte le peculiarità dell’abitazione rurale armungese a partire dalla cucina, spazio di vita domestica col caratteristico focolare e il grande camino. Ma è al piano superiore che si trova il vecchio studio di Emilio Lussu con la libreria, il divanetto e lo scrittoio. Proprio quello stesso inconfondibile scrittoio che conosco così bene per averlo spesso ammirato in preziose e rare fotografie d’epoca e che ora è qui, davanti ai miei occhi. Chiedo se sia possibile avvicinarmi per toccarlo e magari, quasi approfittando della sua cortesia, se posso anche sedermi. 

Mi avvicino e senza accorgermene, più che toccare lo scrittoio mi trovo quasi ad accarezzarlo; quando siedo l’emozione lascia spazio a vera commozione. E’ il tempo che nella pace di questo silenzio sembra prima fermarsi e poi tornare in me pervadendomi quasi come un atavico richiamo.

Sono consapevole che a tanti altri tutto ciò possa sembrare forse esagerato, se non quasi ridicolo, ma per me, per la mia storia, per tutti questi lunghi anni passati a ricercare e ripercorrere la storia di Emilio Lussu e dei suoi Fanti della “Sassari”, tutto ciò viene rivestito da una sorta di sacralità. Per questo non avevo osato portare in casa la macchina fotografica ma è lo stesso Tommaso il quale, leggendo negli occhi lucidi il mio desiderio, acconsente allo scatto di alcune fotografie nello studio del grande scrittore.

Perchè forse anche lui pensa che ciascuno ha il proprio passato e il proprio futuro dentro di sé, proprio come le pagine di un libro. Quelle già scritte ci riportano indietro nel tempo e si chiamano ricordi, le altre bianche sono tutte da riempire e ci proiettano verso il nostro destino; tra queste quelle più belle si chiamano sogni, che forse si avvereranno o forse no. Ma anche grazie a Tommaso Lussu oggi sono certo che un giorno, magari da nonno leggendole ai miei nipotini, le pagine di Armungia racconteranno proprio di quel mio sogno giovanile lungamente inseguito e infine realizzato in questo piccolo e affascinante paese della Sardegna. L’atmosfera culturale e partecipativa che si respira in questo piccolo paese è qualcosa di straordinario; io credo che un gran merito l’abbia avuto proprio il Sindaco Quartu, già giunto al terzo mandato, del quale sono evidenti e tangibili gli sforzi per valorizzare le risorse così preziose che Armungia custodisce, dai reperti della civiltà Nuragica sino, appunto, alla storia del suo cittadino più illustre. Così conosciamo anche Sandro Dessì, docente in materie letterarie ed arte, esponente e cultore di quella tradizione Sarda che costituisce un vero e proprio patrimonio.

E’ lui che ce la declina con parole semplici e coinvolgenti, ed è sempre lui che ha realizzato recentemente anche una “graphic-novel” a fumetti dal titolo “Galilenses” con la quale fornire nuovi spunti didattici: ci stupisce, con simpatia e curiosità, descrivendoci ambienti, storie e particolari unici di questa Armungia sempre più affascinante. Guardo a questo piccolo universo di uomini straordinari quasi con incanto ma senza stupore: non poteva che essere così avendo contezza dello straordinario valore che i loro nonni e bisnonni portavano nel cuore durante la Grande Guerra, nato dalla stessa terra forte e generosa alla quale, in loro memoria, ho avuto il privilegio oggi di poter tornare.

Ruggero Dal Molin, Armungia (CA) - 11 agosto 2015